Quest’anno non solo presepi, babbinatale e befane à gogo. Ma anche presepi “viventi” e befane “acrobatiche”.

Facile al mercato incontrare centurioni romani a cavallo con telefonino, madonne-con-gli-stivali al bar, falegnami/sangiuseppi in Suv, pastori-col-casco a spinger pecore con gli scooter, branchi di popolani vestiti di sacchi, facendo finta d’esser poveri…. Anni che non sentivo ragliare l’asino, la bestia.

Però niente neve (manco finta), un sacrilegio. Io sopra il mio presepe sul comò spargevo sempre farina e ovatte in abbondanza (trucco copri-magagne), stagnola di torrone per i laghetti (ghiacciati, mbe’?) in quantità industriale come in Finlandia, velina colorata (?) alle finestrole delle case e dell’immancabile castello con la luce dentro che quando s’incendiava altro che “vivente”…

Solo ai Sacramentini i personaggi (già grandicelli) “camminavano” su carrucole e marchingegni, vicino al ruscelletto d’acqua vera (mica ghiacciata…). Notte ogni tre minuti, poi di nuovo giorno. La cometa (lenta ma velocissima) si tirava dietro i Remagi tomi tomi, freschi, elegantissimi, oro-incenso-mirra già spacchettati in mano, mica roba da riciclo. Tu scendi dalle stelle Tu scendi dalle stelle Tu scendi dalle stelle. Sempre e solo quella. Ti si ficcava nel cervello fino a carnevale.

Presepi poveri, “morti”, modesti, economici. In scala e statici, a parte i Sacramentino.

Quindi l’evoluzione, e ‘sti “presepi viventi” di oggi. Grandi. Grossi. Organizzati come un’Ikea. Quello di Grottammare su per la collina, con la gente-pubblico irreggimentata in gabbie-corsie da corse dei cani. Quanto è piaciuto (…).

E poi la befana. Saltando i Babbinatali che mi sembrano calanti, oltre che scemi (quelli scalatori): un pomeriggio ne sfilava un gruppone in stato confusionale, trombe e clarini come vanghe; dietro, la scia di baffi finti. Jingle bells ad libitum, of course (…).

Una volta la Befana non era per tutti. A Ragnola pochi se la potevano permettere, sorvolavamo. Andava meglio a Porto d’Ascoli, forse perché c’era lo spettacolo della “Befana del Vigile”. Panettoni-spumanti “atterravano” al centro dell’incrocio tra i piedi del vigile che inciampava, ringraziava, si inchinava e continuava a dirigere il traffico. Vigili-Albertisordi.

Quei regali (gli stessi, sempre) finivano poi sul tavolo del marciapiede con la scritta ufficiale «Befana del Vigile». In famiglia la Befana era invece faccenda riservata: la volenterosa sceneggiata del camino, buoni o cattivi, tocchi di carbone, calze sformate con più dolci che giocattoli. Non mi piacevano granché: aspettavo le pistole di Buffalo Bill (coi foderi da allacciare alle cosce). Quando mi “fecero” il Meccano n. 2, persi subito i pezzi in via Sabotino.

Oggi invece le befane sono potenti. Veramente sono befani: alpinisti, paracadutisti, cacciatori, volontari della protezione civile. Mascherati da vecchine. Altro che frequentatori di camini.

Con sotto un pubblico da stadio, piombano furiosamente da campanili, torri con l’orologio, municipi, scintille lungo cavi d’acciaio ben tesi, ancorati da una parte a pini o altri alberi da segare a primavera. Oppure arrivano coi paracadute, coi motoscafi, coi camper. Scope solo decorative. L’antica affettuosa timorosa compostezza non c’è più. Applausi come ai funerali, chiasso, jingle bells. Con l’ulteriore pesante inquinamento di sindaci, assessori, presidenti, sottosegretari.

Che c’entrano? C’entrano, c’entrano. Presepi, Babbinatale e Befane sono spettacolari occasioni di vetrina. Appaiono sorridono danno pacche sulle spalle ricevono inchini promettono e dicono scemenze. Facile infiltrarsi e raccogliere consenso, più che alle inaugurazioni di piazze – palestre – piscine. Non devono neanche dar di forbici.

Così, quelli non si perdono un presepe, si travestono da Babbinatale e si fanno tutte le befane. Ranocchie d’acquasantiera.

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