SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il sindaco Gaspari afferma che alla collettività verrà restituito un bene, dimostrando la sua indifferenza verso una realtà che da ormai cinque anni tra mille difficoltà anima e custodisce questo bene rendendolo realmente disponibile e aperto». Questo si legge in un volantino attaccato sulla pensilina dell’autobus davanti al municipio, che porta la firma della “Libera Comunanza occupata”, il collettivo che da alcuni anni si è stabilito nella casa colonica in seguito allo sgombero del centro sociale in via Tedeschi. Il precedente sindaco Martinelli fece un ricorso nel 2003 per far tornare la villetta in possesso del Comune.
Il 29 dicembre si era diffusa la notizia che fosse stata emanata una sentenza che disponeva lo sgombero coatto della casa, che si trova in via Valle del Forno in contrada Colle Barattelli. Notizia che non ha lasciato indifferente l’attuale maggioranza, visto che Gaspari convocò il giorno stesso una riunione urgente dei segretari dei partiti dell’Unione.
Nella nota diffusa in città dalla Libera Comunanza si legge che si tratta di un’ordinanza, non di una sentenza, emessa «dietro richiesta urgente del Comune per permettere alla Snam (Eni) di eseguire lavori di manutenzione del metanodotto già presente» e che questa ordinanza «dispone il rilascio dei terreni per il tempo necessario all’esecuzione dei lavori, stimati dalla stessa Snam in 30 giorni».

Dopo aver premesso di non aver mai negato l’accesso ai terreni per l’esecuzione di lavori di pubblica utilità, si afferma questo: «Ci sembra chiaro come il Comune abbia colto il pretesto di lavori urgenti per riappropriarsi dei terreni, senza dover attendere l’esito della causa civile già pendente».
La nota prosegue elencando alcune delle attività portate avanti in questi anni dalla Libera Comunanza: cura di uliveti e vigneti in stato di abbandono, mantenimento di un fabbricato agricolo, riscoperta e condivisione dei saperi locali, «in opposizione ad una “testamentaria idea” di realizzare un campo di golf o lasciarlo all’ipotesi di cementificazione della collina».
La casa colonica fa parte dell’eredità del dottor Pietro Rambelli, che prima di morire il 30 gennaio 1999 nominò come erede universale il Comune di San Benedetto, devolvendogli tutti i suoi beni mobili e immobili (la villa con parco in via Silvio Pellico 48, la casa all’ingresso del parco e due fondi rustici di contrada Valle del Forno con tre case coloniche). Il testamento prevede che i due fondi rustici dovranno essere destinati a parco pubblico con campi da tennis e da golf e, per la parte vicino alla sorgente dell’acqua, destinati a vivai. Uno degli obblighi testamentari è che tutti i beni dell’eredità non potranno mai essere venduti dal Comune.
Tornando alla nota firmata dalla Libera Comunanza, la giunta Gaspari viene accusata di muoversi sulla stessa falsariga della giunta Martinelli, «non smentendo così le ormai appiattite differenze politiche».
Il testo contiene anche un’accusa alla politica di cementificazione che deturpa le fragili colline sambenedettesi «a scapito di una restituzione più ampia». Per finire, i ragazzi del centro sociale esprimono questo concetto: «L’unico risultato raggiunto dall’amministrazione comunale con questa manovra politico giudiziaria è la sola restituzione temporanea di alcuni terreni della proprietà Rambelli che non comprendono la casa da noi occupata. In realtà, sotto sgombero ci sono solo le nostre api, alle quali saremo felici di dare ospitalità nei campi non contemplati nell’ordinanza».

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