SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Ci sono i primi inequivocabili segnali che dimostrano che San Benedetto si trova al centro di un interesse territoriale». Giovanni Gaspari chiude il 2006 tralasciando i bilanci dei suoi sei mesi di governo («mi fido della verifica che faranno i cittadini con i loro occhi») e rilancia la prospettiva forse più ambiziosa del suo mandato: costruire una Città Grande che investa il territorio limitrofo degli effetti di uno sviluppo dinamico nei campi del turismo, del commercio e del terziario avanzato innovativo.
«Quando rivendichiamo un maggior peso per la Riviera delle Palme – spiega – lo facciamo con cognizione di causa. I dati sono dalla nostra parte, noi dobbiamo cercare di svolgere fino in fondo il nostro ruolo di città capofila, non con una politica di annessioni ma offrendo servizi ai Comuni più piccoli».
I dati a cui accenna il sindaco sono quelli della Camera di Commercio e quelli forniti dalle banche relativi al 2005, e dimostrano un maggior dinamismo economico della nostra città rispetto al capoluogo Ascoli e alla città di Fermo recentemente promossa a capoluogo di provincia. La città delle palme annovera 6389 attività imprenditoriali (nel settore del commercio, del turismo e della piccola industria) contro le 4349 di Fermo (che vanta di essere la capitale della microimpresa) e le 4973 di Ascoli. Aggiungendo le attività imprenditoriali di Grottammare (1642), Monteprandone (1253) e Acquaviva (532) si sfiorano le 10mila unità in un solo polo economico.
Anche nel numero di sportelli bancari presenti non c’è competizione (39 a San Benedetto con una popolazione di 46mila abitanti; 32 ad Ascoli con 51mila abitanti; 24 a Fermo con 37mila abitanti; dati del 2005). Appaiono ancora più significativi i dati bancari relativi agli investimenti: 1363 milioni di euro annui a San Benedetto (con un totale di depositi bancari pari a 636 milioni di euro), 1073 milioni di euro per Ascoli (depositi per 648 milioni di euro), 603 milioni di euro per Fermo (depositi per 377 milioni).
Cosa denotano questi dati? «Da noi si investe di più – afferma il sindaco – e c’è un maggiore dinamismo imprenditoriale, mentre Ascoli è una città economicamente più statica, è prevalentemente impiegatizia e basata sul lavoro dipendente».
Per Gaspari ora c’è bisogno di dare a questo oggettivo dinamismo un supporto amministrativo; sarà la pubblica amministrazione a dover dare le ali a questo territorio per fare il sospirato salto di qualità. Su questo punto il sindaco usa parole decise: «La nostra macchina comunale dovrà diventare un’azienda che genera entrate, non più un carrozzone che pesa sulle spalle dei contribuenti». Per essere un punto di riferimento per le città limitrofe, Gaspari intende fornire servizi e supporto organizzativo («il nostro ufficio tecnico potrà fornire progetti ai piccoli Comuni del comprensorio a costi più bassi, dando un risparmio a loro e un guadagno a noi»).
Il sindaco non ha accennato all’Unione dei Comuni come prospettiva unica e privilegiata ma si è mantenuto più su un livello generico e concettuale, anche se usando dei dati numerici come supporto. A conferma di questa nostra interpretazione c’è questa sua frase: «Sono fortunato a governare con una coalizione che ha un’ottima coesione, che vuole capire, ragionare, essere determinata senza svendere i propri cervelli». La Città Grande pare dunque essere un work in progress, una strada ancora da percorrere scommettendo e innovando, sperimentando e scommettendo. Buona fortuna.

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