Quest’anno tardava, e ci siamo preoccupati. Meno male poi è arrivato, ammantandoci democraticamente di quella nebbiolina azzurrognola che mentre ti gasa ti fa accendere i fari.
Atmosfera da plat-pays ma senza Brel. Adesso ne siamo ben impregnati. Se prendi il treno e arrivi a Milano (ma anche a Elbonia), ti dicono: «Che buon profumo che porti…». È successo, è successo.
Facile osservare, dall’imbocco di Valtesino, la “paternità” della micidiale essenza. Anzi, con l’energico pennacchio bianco-grigio-nero, quel fumaiolo comparirà nel marchio pubblicitario già commissionato dall’assessore al Turismo ad una nota agenzia. Seguiranno francobollo, convegno al Kursaal sul tema «Come gasare un territorio e far tutti contenti» e con la partecipazione di chi in questo pezzullo ho “paura” a nominare…
Le valli vicine schiattano d’invidia. Chissà se pensano ad “arrostire” loro stessi i propri scheletri d’oliva, anziché svenderli. E magari di affinarne l’aroma in un improbabile cocktail, aggiungendoci le esalazioni delle discariche abusive. E chi gli direbbe niente? Vedremo.
Comunque, benedette “crocchette”. Manna energetica per stufe, camini, caldaie, motori. Altro che biogas. Utilizzarle per i bus, per la littorina San Benedetto – Ascoli, per pompare finalmente calore in Viale De Gasperi, prima che alla prossima biennale scambino le impressionanti proboscidi che sbucano dalla strada per la performance di resuscitati mammouth. Ma pure – quando si dice la filiera – friggerci le olive negli chalet e nei ristoranti…
Peccato solo che ce parfum – che ce l’hai pure nelle lenzuola, che ti appesta la carta igienica, che in certe ore ti prende il cervello come un gas nervino – duri solo due o tre mesi.
Su, politici, forza. Date ancora autorizzazioni, fate importare altre olive dal Sudafrica e dal Portogallo, incitate nuovi imprenditori. Bruciando più avanzi di olive, diventeremo tutti ricchi, come col turismo.
E che sarà, se la gente vomita per strada…

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