SAN BENEDETTO DEL TRONTO – È il secolo dei lumi e delle parrucche. Antonio Salieri, il compositore italiano giunto alla Corte dell’Imperatore d’Austria, si rivolge a Dio: “D’ora in poi saremo nemici. Tu ed io. Perché Tu hai scelto quale tuo strumento un vanaglorioso, libidinoso, sconcio, infantile ragazzo, e a me hai donato soltanto la capacità di riconoscere la tua incarnazione… Io ti bloccherò, lo giuro, io ostacolerò e danneggerò la tua creatura terrena, e per quanto starà in me io rovinerò la tua incarnazione.” Il ragazzo in questione è Wolfang Amadeus Mozart, genio ribelle e signore della musica.

Libertino, vizioso e indisciplinato, il giovane compositore suscita invidie e gelosie perché tutti gli riconoscono un dono superiore che rende immortali le sue melodie. La passione che sprigiona è totalizzante e istintiva, scevra da ogni razionale meccanismo che possa condurre ad una vita normale. Nell’amore, così come nella musica.

Il film di Milos Forman (già regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo) è uno dei migliori film in costume dell’intera storia del cinema. La fedele ricostruzione scenografica è supportata da una fotografia che rende Vienna splendente ed i suoi appartamenti, così come i suoi teatri, il covo di una vita ricca e gaudente, inebriante specchio di una sontuosa colonna sonora. Nonostante gli storici e gli appassionati contestino la lettura della vita del grande compositore, Amadeus è innanzitutto un film spettacolare in suoni ed immagini, e non a caso nel 1984 vinse 8 premi Oscar (tra i quali miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista) ed è stato presentato al Festival di Berlino 2002 in edizione restaurata, Director’s Cult con l’aggiunta di 20 minuti che perfettamente si inseriscono nella pellicola originale. Viene oggi proiettato in occasione delle celebrazioni per l’anno mozartiano.

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