SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In un clima di generale ed accesa protesta, si è svolto ieri presso l’Auditorium del Comune di San Benedetto il seminario, organizzato dal Cerf Pesca, sulla “Gestione delle aree marine protette”. Di fronte alla vivace e calda reazione dei pescatori presenti, il relatore Simioli Federico, Direttore dell’Amp di Punta Campanella (Campania), ha tentato con un’ironia tutta partenopea di placare gli animi, spiegando ragionevolmente le reali opportunità che può offrire l’istituzione di un Parco Marino.

Il motivo del pungente battibecco riguardava la consistente limitazione di pesca delle vongolare (possibile in una sola zona, su tre) e la proposta di utilizzare alcune attrezzature considerate pericolose, quali le draghe manuali. Una delle problematiche più strettamente connesse all’introduzione di un Parco Marino, come ha spiegato nella sua relazione il Dott.Paolo D’Ambrosio, Direttore dell’AMP di Porto Cesareo, riguarda l’iniziale atteggiamento dei pescatori, che lo considerano come un’ingiusta sottrazione, perché lo ipotizzano finalizzato alla sola conservazione piuttosto che come uno strumento a tutela della biodiversità, in grado di garantire un miglioramento delle condizioni dell’ambiente marino, anche attraverso un efficace sistema di pesca regolamentata e programmi di ricerca scientifica e di educazione ambientale.

Infine, i relatori del seminario hanno spiegato che un continuo monitoraggio (sia da terra che da mare) e un controllo disciplinare, relativo alle tecniche (selettività degli attrezzi da pesca) e alla tipologia del pescato, garantirebbero un aumento della densità e della taglia media dei pesci, con il conseguente ripopolamento anche delle aree limitrofe al Parco. Ciò renderebbe sostenibile nel tempo le attività della pesca, altrimenti destinate a scomparire per l’eccessivo depauperamento delle risorse marine.

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