SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A differenza di quanto fatto in passato la nuova programmazione urbanistica nella nostra città dovrà essere affiancato da un serio studio idrogeologico, da un’analisi del traffico e da uno studio delle relazioni fra i cittadini e i servizi pubblici e privati.
PORTO. E’ la prima zona strategica per il nuovo sviluppo urbanistico della città. Luigina Zazio, responsabile dell’elaborazione del nuovo Prg, parla di «inserimento del porto di San Benedetto nel sistema portuale della Regione. Insieme al porto di Pesaro il nostro porto dovrà fare da supporto a quello di Ancona». La scommessa è l’espansione del turismo nautico, per assecondare il quale si pensa anche alla realizzazione di un terzo braccio «non per imbarcazioni di alto bordo ma per piccoli natanti da diporto».
RISERVA NATURALE DELLA SENTINA. Nelle intenzioni della Zazio il territorio della riserva naturale (che per i due terzi è proprietà del Comune di Ascoli) dovrà ospitare un «turismo sostenibile, ecocompatibile e rivolto al mondo della scuola e della ricerca».
ZONA BRANCADORO. In una città come la nostra, con due baricentri urbanistici geograficamente opposti (il centro e Porto d’Ascoli), quest’area privata di venti ettari al centro del territorio cittadino «dovrà ospitare un mix di attività polivalenti, partendo dalla vecchia ipotesi della cittadella dello sport per arrivare a strutture commerciali e culturali. Un luogo di frequentazione e di profitto economico, per i turisti ma soprattutto per la cittadinanza». Per la realizzazione concreta dell’idea si pensa a un accordo di collaborazione fra ente pubblico e soggetti privati, preceduto da un bando di concorso.
CENSIMENTO DEL PATRIMONIO EDILIZIO COMUNALE E PRIVATO. Secondo i dati dell’Ufficio Casa del Comune in città ci sono circa 8000 abitazioni senza inquilini. Escludendo ovviamente le abitazioni affittate in estate ne restano molte addirittura fatiscenti, basti pensare a certe case che si trovano lungo la statale adriatica. «Faremo un censimento del patrimonio immobiliare privato e di proprietà del Comune e faremo un nuovo piano per l’edilizia popolare pensato per le giovani coppie in cerca di prima abitazione. Questo però senza fare quartieri ghetto ma pensando all’innovazione e al risparmio energetico», precisa la Zazio.
Per recuperare gli edifici fatiscenti si ricorrerà ad accordi con soggetti privati, dal singolo cittadino fino al costruttore edilizio. Non più vendite (per la Zazio sarebbe una “perdita secca”) ma scambi fra il privato che riqualifica l’immobile e il Comune che gli concede una quota del suo valore edilizio. Tutto questo, però, a condizione che l’immobile sia fatiscente, che non occorrano deviazioni dagli standard del nuovo Prg e che ci sia un vantaggio economico per il Comune.
PIANO IDROGEOLOGICO E AREE NON URBANIZZATE. Che fine faranno le (poche) zone della città non ancora urbanizzate? «Cercheremo di usare meglio ciò che già esiste, eliminando gli sprechi», assicura la Zazio. «Le aree verdi che già ci sono vanno valorizzate, le piste ciclabili vanno realizzate vicino a punti nodali come le scuole». Sui vincoli del Pai la Zazio frena le facilonerie. «La sicurezza idrogeologica di Porto d’Ascoli è un obiettivo difficile, c’è da studiare bene la conformazione delle colline a sud della città e considerare che i cambiamenti climatici aumenteranno le piogge improvvise e concentrate».
AREE DEMANIALI. Si pensa a un piano delle aree di proprietà del demanio statale che comprende quelle di cui il Comune vuole entrare in possesso, come lo stadio Ballarin. «Nel piano strutturale abbiamo già previsto queste acquisizioni, non saremo presi in contropiede. Basteranno poche modifiche al piano operativo.
NUOVE LEGGI, PIANO REGOLATORE STRUTTURALE E OPERATIVO. «La Regione Marche introdurrà nuovi concetti nell’urbanistica, che non sarà più basata sulla mera valenza edilizia ma sui valori storici e ambientali del territorio».
La società odierna va verso la terziarizzazione, l’economia dei servizi diventa più importante dell’economia della produzione e il Comune dispone di risorse finanziarie esigue che impediscono di adottare la vecchia logica degli espropri. «Pensiamo a una perequazione strategica che ci permetta di attuare il piano strutturale di fondo, che ha una durata temporale maggiore rispetto al piano operativo, legato al mandato politico di un’amministrazione».

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