ASCOLI PICENO – Perché esiste il carcere? Come vivono i detenuti? Il carcere riesce ad essere efficacemente rieducativi? Sono alcune delle domande a cui cercherà di dare una risposta il progetto “Una mattina in carcere”.
Si tratta di una iniziativa fortemente innovativa, rivolta agli studenti delle Scuole superiori allo scopo di non far sentire il carcere così lontano dalla nostra realtà e considerare chi è “dentro” prima di tutto una persona con i suoi diritti.
«Dopo la positiva esperienza vissuta lo scorso anno dai ragazzi del Liceo della Comunicazione – dice l’assessore alla Pubblica Istruzione, Gianni Silvestri – abbiamo riproposto anche per l’anno  scolastico 2006/2007 questo progetto di grande valore  educativo, al fine di far riflettere i ragazzi su questo aspetto così duro della nostra società. L’esperienza dello scorso anno, inoltre, ha avuto unna rilevanza nazionale, tanto che l’iniziativa è stata oggetto di studio da parte dei dottori Ismaele Evangelista e Davide Castelletti che ne hanno parlato in una loro pubblicazione».
Il progetto si articola in due distinti momenti.
Il primo vede la presenza di operatori carcerari nelle scuole per illustrare l’attività carceraria e rispondere ai quesiti posti direttamente dai ragazzi.
Il secondo momento, invece, prevede visite guidate delle scolaresche, accompagnate dai docenti, all’interno della Casa Circondariale. Gli studenti, adeguatamente preparati, potranno così visitare i principali uffici: l’ufficio comando, l’ufficio matricola, l’area sanitaria, l’area educativa, i laboratori e avranno modo di incontrare alcune figure professionali che operano nell’Istituto quali il direttore, il comandante, gli educatori, il cappellano, lo psicologo e, eventualmente, anche alcuni detenuti.
«Mi auguro – ha  concluso l’assessore Silvestri – che gli Istituti scolastici cittadini colgano questa interessante opportunità resa possibile grazie alla fattiva collaborazione della direzione del carcere, che  ringrazio, impegnata con noi nell’obiettivo di una crescente integrazione della Casa Circondariale nel territorio e nel contesto sociale in modo da favorire la condivisione, da parte della collettività, del concetto di sicurezza sociale da perseguire anche tramite il reinserimento sociale del detenuto».

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