Il diario di Serena entra nel vivo della missione: scopriamo cos’è e cosa fa l’organizzazione per cui svolge il servizio civile, capiamo meglio il recente passato di un Paese alla ricerca di normalità, scopriamo attraverso i riti che accompagnano la commemorazione dei defunti il dramma di tante famiglie. Da Piceno News

LIMA (Perù) – Una volta capito il meccanismo delle combi, non ho più ostacoli per raggiungere Jirón Pachacutec n. 980. C’è un graffito sulla parete principale dell’Ong in cui lavorerò. È imbrattato (foto qui a destra). Juan Carlos, il portiere, mi dice che è la decima volta che lo ridipingono. Non è semplice occuparsi di Diritti Umani in Perù.

Cos’è Aprodeh? Perchê fu fondata? È una Ong costituita nel 1983 per rispondere alla violenza politica e militare che colpì il paese nell’ultimo ventennio del ‘900. Durante questi 25 anni di attivismo, Aprodeh si è guadagnata il riconoscimento tra vari settori della società civile e l’opinione pubblica internazionale, grazie al suo lavoro di denuncia delle violazioni di Diritti Umani (passate e presenti) e alle proposte fornite come alternativa alla violenza.

Breve parentesi storico politica del Perù.
Tra il 1980 ed il 2000 la popolazione peruviana subì massicce e sistematiche violazioni dei Diritti Umani a causa di un conflitto armato interno che vide coinvolti molteplici attori: il Partito Comunista peruviano Sendero Luminoso, le Forze Armate peruviane, il Movimiento Revolucionario tupac Amaru ed i Comitati di Difesa campesina. I primi due furono quelli che causarono il maggior numero di vittime.

Sendero, d’ispirazione maoista, si proponeva di sovvertire il sistema politico peruviano e di instaurare un regime comunista proletario attraverso la lotta armata e la lotta di classe. Oltre ai numerosi attentati-bomba compiuti contro edifici ed obiettivi strategici, uccise molti campesinos che si rifiutavano di aderire alla guerriglia. Le Forze Armate ebbero l’ordine di fermare immediatamente il conflitto. Uccisioni, sparizioni forzate e altre violazioni dei Diritti Umani furono la terribile conseguenza della guerra civile. All’interno di questa logica, le esecuzioni extragiudiziali e le torture divennero la prassi da utilizzare verso i sospettati di terrorismo. La popolazione civile subì violenza di ogni sorta da ambo i versanti (insurrezionalista ed istituzionale) senza alcun tipo di protezione.

Nel 2001 grazie a sollecitazioni di Ong come Aprodeh e di altre organizzazioni laiche e religiose, il Governo di transizione di Paniagua creö la Comissione della Veritá e delle Riconciliazione (CVR), ratificata poi dal Presidente Alejandro Toledo. Tale organismo aveva il compito di indagare sulla violenza del ventennio ‘80-‘00. Ciò significava riconoscere le vittime, stabilire i responsabili materiali ed i mandanti, ricucire il tessuto sociale peruviano ricreando quel rapporto di fiducia governato-governante, indispensabile in uno Stato di Diritto.

Nel 2003 il documento della CVR venne pubblicato. In tale contesto, uno dei compiti di Aprodeh è quello di appoggiare le vittime della violenza, fornendo loro assistenza legale gratuita e verificando l’attuazione delle conclusioni formulate dalla CVR.

Io in Aprodeh.
Sono passati pochi giorni dal mio arrivo e non ho ancora molto chiaro il mio ruolo all’interno dell’organizzazione. La responsabile del settore capacitaciòn (il settore in cui sono stata inserita), Rocio Paz, mi coinvolge da subito in svariate attività.

La più significativa, fino ad ora, è quella del 1° novembre. Anche qui celebrato come giorno di Tutti I Santi.

L’appuntamento è davanti al cimitero del Angel alle ore 11.00 con i parenti dei desaparecidos del conflitto armato. Lo scopo è quello di sensibilizzare la gente comune: mentre molti hanno un luogo (cimitero) dove commemorare i propri cari, i parenti dei desaparecidos non hanno nulla, solo fotografie in bianco e nero (1ª immagine in fotogallery).

Si elencano a voce alta tutti i nomi dei ragazzi e delle ragazze scomparse, seguite dalla parola “presente”, a sottolineare che la loro memoria resta viva. L’emozione è forte, per la prima volta mi sento toccata in prima persona da una storia che non mi appartiene. La storia di un altro paese, che ora, a poco a poco mi sta entrando dentro. E’ difficile da spiegare. La nostra iniziativa dura alcune ore. Poi saluto i parenti delle vittime accorsi e cerco di uscire dal cimitero.

Contrasti culturali.
Con mia grande sorpresa fuori dal cimitero l’atmosfera è completamente diversa da quella che potremmo aspettarci noi italiani. Non c’è silenzio, né gente raccolta in preghiera. Sembra piuttosto un mercato, la fiera di San Martino per intenderci. Le bancarelle si snodano lungo tutta l’estensione del luogo sacro con fiori, artigianato, cibo, cianfrusaglia. C’è un incredibile via vai di gente accompagnato da musiche tipiche delle Sierra, abiti delle Selva e tanti colori e sapori e odori. (2ª immagine in fotogallery).

Sorpresa da questa insolita atmosfera di festa, torno a casa e apprendo, da ragazzi peruviani, nuovi particolari che mi sono sfuggiti. Probabilmente presa dalla commemorazione dei desaparecidos, non ho prestato attenzione a quello che succedeva dentro al cimitero. Se fuori si assiste ad una sorta di fiera, dentro si partecipa ad una rimpatriata di famiglia. Le persone visitano la tomba dei propri cari muniti del cibo, della musica, degli abiti preferiti dal defunto ed iniziano così una specie di banchetto commemorativo.

Si direbbe un altro mondo o, più semplicemente, un altro modo di concepire la morte.

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