SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Voglio ringraziare pubblicamente tutti gli operatori che hanno reso possibile il recupero delle salme dal motopeschereccio Rita Evelin. Si è trattato di un’operazione difficile e complicata, non è agevole lavorare a 80 metri di profondità». Parla il Prefetto di Ascoli Alberto Cifelli, a margine della periodica riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Ma forse ci sono state delle perdite di tempo, delle farraginosità, soprattutto nei primi giorni dopo il tragico naufragio? «E’ certo che tutte le autorità coinvolte non hanno perso neanche un minuto, si è trattato di decisioni difficili da prendere perché bisognava valutare con attenzione tutti gli aspetti di rischio e di operatività. Quando sono terminate le ricerche in mare dei naufraghi, si sono subito predisposte le condizioni per recuperare i corpi e il relitto». Cifelli si riferisce alla lunga notte del 31 ottobre, quando si tenne l’importante riunione in Capitaneria di Porto fra i vertici dell’autorità militare, il sindaco Gaspari, il presidente della Provincia Rossi e il Prefetto stesso. Al termine della riunione si decise di “cooptare” il pontone AD3 della Ilma di Ancona. Sia per il recupero del relitto che per il recupero delle salme. Sappiamo poi come è andata.
Dalla priorità assoluta per il recupero del relitto si è passati a giorni di inattività per le cattive condizioni meteo, fino ad arrivare al recupero delle sole salme una volta constatato che riportare in superficie lo scafo era diventato troppo problematico.
Quattordici giorni dopo, finalmente, il recupero dei primi due corpi. In un crescendo di incomprensioni e di indecisioni.

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