SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una casa da gioco a San Benedetto? C’è chi la sogna ardentemente, considerandola una spinta propulsiva per il turismo. E c’è chi esprime una posizione a prescindere dall’utilità strumentale di un casinò, puntando su leve moralistiche senz’altro rispettabili. La novità più recente in materia riguarda la legge Finanziaria in corso di approvazione. In conseguenza di un emendamento, infatti, si potranno aprire due case da gioco in ogni regione con finalità turistiche ed occupazionali (clicca qui per leggere il testo dei due emendamenti relativi alle nuove case da gioco).
Per Cittadinanzattiva non è il caso di esaltarsi tanto, «proprio quando “il valore dell’euro” sta producendo i tragici effetti della sua negativa flessione; proprio quando migliaia di cittadini italiani scendono in piazza per chiedere il diritto al lavoro; proprio quando l’acquisto di una casa è diventato un miraggio a causa dell’instabilità del lavoro; proprio ora quando a livello nazionale si sta tentando un attacco al riciclaggio di denaro sporco». Ma come rispondere a coloro che vedono un rilancio del turismo nell’istituzione di un Casinò? «I rappresentanti di Confindustria (durante un convegno svoltosi in città venerdì 17 novembre, ndr) hanno elencato una serie di ricette per rilanciare i sistemi del turismo ma guarda caso la parola Casinò e’ rimasta fuori dalla porta, si e’ sentito invece parlare di cultura dell’accoglienza, della professionalità, della qualità e capacità». Per Cittadinanzattiva sono questi i valori chiave di un turismo vitale e in questo contesto il movimento plaude il retrofront fatto dal Governo nazionale sulla famigerata tassa di scopo.
«San Benedetto ha perso molto terreno nell’azienda turismo – conclude il comunicato di Cittadinanzattiva – e oggi qualcuno quel poco rimasto lo vorrebbe puntare sul numero della disperazione. Vorremmo sapere cosa ne pensa il sindaco Gaspari».
Di diverso avviso è il consigliere comunale della lista Martinelli Pierluigi Tassotti. «Penso di essere uno di quei pochi consiglieri di minoranza che, come dice il dottor Cacaci (presidente del “comitato per il no al Casinò a San Benedetto”, ndr), crede ancora nelle favole o perlomeno si illude che il casinò in Riviera possa essere una, e dico solo una, delle tante soluzioni o idee per provare a dare nuova linfa al nostro turismo». Non la panacea di tutti i mali, specifica Tassotti, ma un modo per «non lasciare la nostra città indietro di anni rispetto ad altre località turistiche alle quali non avremmo nulla da invidiare». Una città, prosegue Tassotti, che ancora si culla sugli allori del bel tempo che fu. «Non è facile rimettersi in carreggiata, abbiamo perso tanto tempo e la concorrenza si è fatta molto agguerrita, ma abbiamo il dovere di provarci e in questo senso, con l’inizio della riqualificazione del lungomare, un primo passo è stato fatto». Alberghi più lussuosi e confortevoli e nuovi impianti sportivi, continua Tassotti, sono vincolati alla redazione di un nuovo Piano Regolatore, «l’unico strumento urbanistico capace di darci la possibilità di un rilancio concreto nei settori strategici».
Sul discorso specifico del Casinò, conclude Tassotti, «gli esempi di città dove insistono case da gioco sono confortati da riscontri turistici, occupazionali ed economici molto positivi. Naturalmente non è tutto oro quello che luccica e come in qualsiasi cosa dobbiamo valutare le negatività, che come io credo sono di gran lunga inferiori ai vantaggi prodotti».

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