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MARTINSICURO – Luigi Luchetti, direttore di macchina del peschereccio Rita Evelin, ha ottenuto l’ultimo saluto della sua città: questa mattina, sabato 18 novembre, si sono svolti i funerali, alla chiesa Sacro Cuore di Gesù. Centinaia coloro che hanno partecipato alla cerimonia funebre, tanto da non riuscire ad essere tutti contenuti all’interno della Chiesa. Con i funerali di Luchetti si chiude, dopo 24 giorni, la brutta vicenda del Rita Evelin, il motopesca sambenedettese affondato, in una notte di mare calmissimo, al largo di Porto San Giorgio: i corpi di Luchetti, di Francesco Annibali e del tunisino Ounis Gasmi sono rimasti sepolti ad ottanta metri di profondità, assieme al relitto, per ben 21 giorni.

Già nei giorni precedenti al funerale di Luchetti, un flusso continuo di cittadini ha fatto visita ininterrottamente presso la Sala Consiliare del Comune di Martinsicuro, dove era stata allestita la camera ardente. Poco dopo la mezzanotte del venerdì, la camera ardente è stata chiusa al pubblico per volontà dei famigliari, e molti presenti hanno lasciato a malincuore la sala, decisi com’erano a trascorrere la notte in veglia presso la salma.

La moglie Rosanna e i figli Ida e Alfredo, hanno ricevuto il saluto di una cittadinanza che sa condividere il dolore per le tragedie del mare, e che riconosce nei morti degli altri i propri cari che non sono più tornati: tutti in paese hanno perso un parente o un amico allo stesso modo sanno cosa vuol dire attendere per giorni il corpo di un caduto in mare, poggiando le mani sulla bara. Ed è questo il gesto che hanno fatto in molti anche durante il funerale, celerato dal vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto, Ripatransone e Montalto, monsignor Gervaso Gestori.

Alla cerimonia è intervenuta una nutrita rappresentanza dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Martinsicuro, della Capitaneria di Porto, e della marineria cittadina e sambenedettese, dell’Associazione Padre Pio di Martinsicuro. Il sindaco Leonilde Maloni, che pure ha partecipato alla celebrazione con la fascia tricolore, non ha preso la parola. Tra i presenti, il sottosegretario agli Affari Regionali Pietro Colonnella, la Presidente del Consiglio Comunale di San Benedetto Giulietta Capriotti (con la fascia tricolore, stante l’assenza del sindaco Gaspari), l’assessore al Turismo di San Benedetto Domenico Mozzoni, il vicesindaco di Nereto Giampiero Masi, in rappresentanza dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata. Presenti, come già avvenuto in occasione dei funerali di Francesco Annibali, i gonfaloni delle città di Martinsicuro e San Benedetto.

La bara è stata condotta a spalla dagli addetti del servizio di pompe funebri, ed è stata salutata all’uscita dall’edificio sacro dai presenti con un applauso. Il vescovo ha citato nell’omelia le altre vittime del naufragio, la vocazione ad un lavoro di sacrifici e pericoli, citando il capitolo XXI, al versetto 1 dell’Apocalisse di Giovanni «Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, – il primo cielo e la prima terra erano spariti, il mare non c’era più», in cui l’acqua è forte elemento escatologico.

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