SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ottenere dall’Autorità di Bacino del Tronto una riduzione dei vincoli urbanistici previsti dal piano di assetto idrogeologico (Pai)a Porto d’Ascoli aprirà la strada a “colate di cemento”? E’ un dubbio che anche alcuni lettori della nostra testata si sono posti e che abbiamo posto senza giri di parole al sindaco, che in maniera altrettanto chiara ci ha risposto: «Quello che è urbanisticamente possibile oggi lo sarà anche domani dopo lo sblocco del piano di assetto idrogeologico. Mi spiego: verrà rispettata la pianificazione urbanistica prevista dal piano regolatore vigente dal 1990».
L’entrata in vigore del Pai nel 2005 ha bloccato la maggior parte dell’edilizia in una zona che va dal Tronto fino al Palacongressi, abbracciando quasi metà della città. Una perdita economica non indifferente per le casse comunali, che fanno a meno di centinaia di migliaia di euro in oneri di urbanizzazione.

«E’ il blocco di una situazione che era già in movimento – spiega Gaspari – ci sono aree di lottizzazione artigianale, come a esempio nella zona Agraria, nella quale dopo l’entrata in vigore del Pai c’è stato un blocco delle autorizzazioni edilizie che ha penalizzato arbitrariamente alcuni cittadini. Gente che avrebbe voluto realizzare uno scantinato, oppure un soppalco in un capannone artigianale».
Per ottenere una riduzione dei vincoli edilizi e della classificazione delle zone di rischio il Comune deve realizzare degli interventi che abbassino il potenziale distruttivo di una eventuale esondazione del Tronto. Pulizia dei sottopassi ferroviari, sottopasso ciclabile in via dell’Airone, canale di scolo nel piazzale della ditta Bollettini, innalzamento degli argini del torrente Fosso dei Galli in modo da prevenire gli allagamenti in via Val Tiberina. E poi c’è la questione dei ponti stradali e ferroviari, più a lungo termine e più costosa.
Per quanto riguarda il ponte del Tronto sulla Ss16, il 15 novembre sono scaduti i termini per la presentazione delle offerte mentre il 17 novembre sono state aperte le buste. Una conteneva un ribasso del 25% sulla base d’asta, l’altra un ribasso del 21%. Ora le due ditte dovranno dimostrare all’Autorità di Bacino l’effettiva congruità di questi ribassi.
«Purtroppo – sibila Gaspari – il Comune di Monteprandone e di Monsampolo hanno preso di petto la questione del Pai e fin dalla sua emanazione hanno avviato un dialogo con l’Autorità di Bacino. L’amministrazione Martinelli invece ha trascurato questo aspetto, tanto che nella proposta di Prg del professor Bellagamba addirittura non si teneva conto del Pai».

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