SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Si sta lavorando dalla prima mattinata e attualmente le operazioni si trovano in fase di pieno svolgimento», è quanto ci può dire il vicecomandante della Capitaneria di Porto Luigi Piccioli.
Il pontone AD3, stando a queste parole, avrebbe iniziato a trascinare in superficie il relitto, mediante due staffe per l’imbracatura e un sistema di cavi d’acciaio collegati a uno strumento per il bilanciamento delle forze meccaniche. Non si tratterà di un lavoro agevole, la tensione dell’equipaggio del pontone e di una città intera qui a terra è forte, un cambiamento delle condizioni meteomarine potrebbe ritardare ulteriormente le operazioni. «In queste ore chi è impegnato nel recupero avrà bisogno di serenità e concentrazione», ci ripete Piccioli.
Non ci si sbilancia sulla durata effettiva del recupero, che comunque non sarà inferiore alle dieci ore. Poi un mezzo navale dei Vigili del Fuoco pomperà l’acqua dentro il relitto una volta che arriverà in superficie e un rimorchiatore condurrà nel porto di San Benedetto sia il Rita Evelin che il pontone AD3.
Speriamo che oggi, martedì 14 novembre, possa essere ricordato come il giorno del recupero del Rita Evelin.
In caso contrario, la pietà umana e il rispetto per dei lavoratori morti dovrà necessariamente coincidere con il recupero almeno delle salme che da giorni sono state avvistate impigliate fra i cavi sulla coperta del relitto. Proprio in quella zona della barca dove i marinai svolgono gran parte del loro lavoro.
Lo ha detto anche il sindaco Gaspari ieri: «Se il maltempo lì al largo impedirà ancora il recupero dell’imbarcazione, premerò sulla Procura della Repubblica di Fermo per autorizzare il recupero dei due corpi individuati sul relitto». Il Rita Evelin è stato filmato più volte, sono state raccolti molti elementi per una ricostruzione esatta del naufragio e ci sono due poveri corpi esposti all’insulto del mare a 80 metri di profondità. Se il vento cambierà nuovamente in negativo, ci sarà solo una cosa da fare. Adoperarsi per tirare su quei corpi. Chiaramente senza mettere a rischio la vita dei palombari.

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