SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La vita segreta delle parole è il quarto film della regista catalana Isabel Coixet, già apprezzata (da pochi) in La mia vita senza di me (2003).Una giovane donna (Sarah Polley) assiste un uomo (Tim Robbins) gravemente ustionato nel tentativo di salvare un amico su una piattaforma petrolifera, al largo della costa irlandese. Lei sorda, lui temporaneamente cieco. Isole sopra un’isola. Intorno è solo il mare, laddove la solitudine si specchia nel passato. Emergono le antiche ferite di anima e corpo nell’intimo scambio di pensieri: l’assenza dei sensi dà forza alle parole che vengono sprigionate in un atto estremo di sopravvivenza divenendo anello di congiunzione interiore, mentre fuori ci si allontana silenziosamente dal resto del mondo. Ma sono la verità e la Storia che vengono prepotentemente a galla: la regista prende per mano lo spettatore e lo conduce in superficie dove tutto diviene esplicito, meno rarefatto.

Il film non ha azione. O meglio l’azione è tutta dentro i personaggi che lo popolano attraverso i loro rituali quotidiani (inclusa un’oca). La regista volge il suo sguardo femminile inquadrando con la macchina da presa i sotterranei di ognuno di loro e ne dà voce attraverso le parole. Segrete.

Nasce un film sussurrato nella forma, ma violento nella sua capacità eversiva di raccontare senza esibire, per mezzo di dialoghi e monologhi che strappano anche involontari sorrisi.

Il film è passato trascurato alla 62ª Mostra del Cinema di Venezia (sezione Orizzonti), ma dimostra la vitalità del cinema spagnolo dato sempre superficialmente come Almodòvar-dipendente.

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