GROTTAMMARE – Parigi, maggio ‘68. Isabelle, incantevole come una Venere di Milo, il gemello Théo e lo studente americano Matthew divorano film presso la Cinématèque Française: gli insaziabili di cinema si siedono vicinissimi allo schermo per “ricevere le immagini per primi, quando sono ancora nuove, ancora fresche, prima che sfuggano verso il fondo, scavalcando fila dopo fila, spettatore dopo spettatore, finchè sfinite, ormai usate, grandi come un francobollo non tornano nella cabina di proiezione”. Lo schermo è veramente uno schermo: li scherma dal mondo. Perché la Storia si muove dietro, solo annusata, dietro uno finestra. I tre giovani vivono il loro primo tango (a Parigi) tra gioco e deflorazione, ballando da soli, fino a quando la rue entre dans la chambre
Il film di Bertolucci è illeggibile per chi non sente l’(ec)citazione del Cinema. Passato e presente, bianco/nero e colore si mescolano creando una continuità temporale che solo l’arte è in grado di realizzare. L’immagine è l’unica cosa che conta, pronta a celebrare la forza evocativa che i capolavori di Godard (Fino all’ultimo respiro, Band a part), Truffaut (Jule et Jim), Fuller (Il corridoio della paura), Bresson (Mouchette) esercitano su generazioni di sogna(t)tori. Ed allora è più grande Buster Keaton o Charles Chaplin?
La folle corsa (corsara) dentro il Louvre e la prima volta di due giovani amanti sul pavimento di una cucina sono sequenze memorabili che inseguono il punto di contatto tangibile tra Cinema e Vita, esaltando il voyeurismo del regista. «È come se la macchina da presa fosse il buco della serratura della porta dei tuoi genitori. E tu spii e ti senti in colpa. Ma non puoi fare a meno di guardare. Fare film è un reato ed il regista è un criminale». Per questo il Cinema dovrebbe essere illegale e lasciarsi andare ad esso è la più dolce e perversa delle rivoluzioni.

Il film verrà trasmesso questa sera alle ore 21:30 presso la Sala Kursaal nell’ambito del programma del Cineforum Buster Keaton.

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