TERAMO – Non è mai banale la domenica a fianco della Samb. La quinta trasferta della stagione porta in dote un buon punto che però l’ambiente rossoblu, per come si erano messe le cose, accoglie, a ragione, con una massiccia dose di rammarico.
La quarta partita della gestione Ugolotti in ogni caso, e il bilancio, per l’ex Acireale, è di quelli importanti (8 punti) – della serie: o Calori ci capiva poco o niente, oppure il tecnico di Massa è un “mago” della panchina – vede i rossoblu autoritari sul campo del Teramo, vale a dire una delle maggiori indiziate, almeno a inizio campionato, per il salto di categoria.
Insomma: in questo pazzo girone B, in cui una Samb qualunque, che dopo una manciata di giornate ha la forza di trasformarsi, da squadra materasso, della serie Pavone regalaci dei rinforzi sennò a Natale non ci arriviamo, ad autentica sorpresa della stagione – non ce ne vogliano, in ordine sparso, Ravenna, Cavese e Juve Stabia – le certezze valgono alla stregua di miraggi.
L’undici di mister Ugolotti sta diventando una piacevole realtà. E non sembra avere nessuna intenzione di fermarsi. Per inciso: con un Morante a mezzo servizio – al Comunale, nonostante la palla “spizzata” di testa, che poi Olivieri ha servito a Carlini per l’1-0 marchigiano, l’avanti romano si è limitato al compitino, a confronto delle ultime prestazioni – e Landaida in tribuna (a proposito: l’argentino, prima ancora dell’episodio che ha visto protagonisti i genitori di Morante, quasi aggrediti, per poco non viene alle mani con qualche scalmanato tifoso della tribuna biancorossa), la Samb fa la partita per l’intero primo tempo e nella ripresa, dopo il vantaggio, avesse badato di più al sodo, e magari, aggiungiamo, avesse avuto dalla sua quel quid di esperienza e cinismo in più, forse ora staremmo a parlare del secondo successo consecutivo in terra abruzzese.
Ne ha approffitato il Teramo che, orfano di Luiso e Myrtaj, protagonisti di 45 minuti “borghesi” – tradotto: faccio quel che posso, ma non mi spacco in quattro – giocando più con la forza dei nervi che non con la testa ha capitalizzato al meglio un eurogol di Margarita (rete dell’1-1 a parte, il migliore dei suoi). Se mister Gabetta, dopo il 90°, aveva un sorriso largo così a commentare il match un motivo ci sarà pure…
Sull’altra sponda Guido Ugolotti, esempio di pragmatismo e, soprattutto, cultore integerrimo del lavoro, può comunque sorridere: giornata dopo giornata i rossoblu si stanno forgiando, stanno acquisendo una personalità e un cipiglio che, per una volta sbilanciamoci pure, ci fanno sperare bene per il futuro. Ieri Morante e Olivieri, oggi Carlini, il quale oltre che faticatore e folletto del centrocampo, si riscopre goleador; oppure Visone, mastino della linea mediana e destinato a ricoprire i gradi del leader (Loviso permettendo). E che dire di Tinazzi e Varriale, lontani parenti dei terzini spaesati di inizio stagione? Potremmo continuare ancora.
In sintesi: quant’è strano e imprevedibile il calcio. Meno di un mese fa chiedevamo, tutti compresi, nessuno escluso – occhio che si allungano i nasi – la testa del diesse Peppino Pavone, si guardava alla lista (a trovarla quella completa…) degli svincoltati, si stilavano improbabili tabelline di marcia, nel tentativo di esorcizzare le insidie di una stagione che sembrava nata sotto i peggiori auspici.
Oggi invece siamo qua a stropicciarci gli occhi davanti a una formazione che non finisce mai di stupire. Per grinta, intelligenza tattica, modo di stare in campo e voglia di fare risultato. Alla vigilia ci era venuto il dubbio: fossero un po’ troppo improntate all’ottimismo le dichiarazioni della truppa di Ugolotti – andiamo a Teramo per i 3 punti? E invece Morante e soci c’hanno provato. Altrochè se c’hanno provato. E allora: piedi ben piantati a terra, ma a questa Samb targata Ugolotti vogliamo già bene.

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