SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come difendersi dal racket e dall’usura? Anche a San Benedetto è attivo uno sportello contro queste due piaghe della malavita: grazie all’interesse dell’Associazione SOS Libera, infatti, sarà possibile rivolgersi a degli esperti per tutti coloro che hanno delle difficoltà di questo genere (telefono 0735-736795).
Per quest’iniziativa il presidente fondatore dell’associazione, Paolo Bocedi, il quale collaborava con Libero Grassi, l’imprenditore palermitano ucciso dalla mafia nel 1991 perché si oppose apertamente alla pratica del pizzo, ha ricevuto l’apprezzamento del commissario straordinario del governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Raffaele Lauro, il quale riconosce quanto l’iniziativa sia importante «…per il rafforzamento del reticolato sociale di sostegno alle vittime del racket e dell’usura».
Per capire meglio l’entità del problema bisogna sapere che il racket e l’usura muovono in Italia un giro d’affari di circa 120 milioni di euro, e che la città di Pescara, con tutto il territorio circostante, è seconda soltanto a Messina per la presenza di tali pratiche criminose e che spesso usurai ed estorsori operano con le spalle coperte da direttori di banca compiacenti e perciò complici.
Nella maggioranza dei casi la vittima, che si sente isolata, spaventata, affatto tutelata e inerme, non sa a chi rivolgersi per chiedere aiuto né se la sua richiesta lo porterà a una risoluzione del problema oppure a un ulteriore peggioramento.
Per venire incontro a chi si trova in tali condizioni nasce lo sportello di SOS Italia Libera, perché come ci spiega la vicepresidentessa dell’associazione Lorena Sacchi: «Bisogna cercare aiuto, rivolgendosi direttamente all’arma dei carabinieri oppure chiedendo il supporto della nostra associazione». Oltre a fornire un sostegno, l’associazione sta lavorando insieme a Prefettura, Questura, Procura, Tribunale e Servizi d’ordine per un protocollo d’intesa che garantisca tempi processuali e d’indagine più brevi ed efficaci.
Bisogna uscire fuori da silenzio, rendere pubblico un crimine che proprio di omertà e paura si nutre. Prima che il fenomeno criminoso possa dilagare denunciate. Prima di trovarvi al limite, con tassi d’interesse che arrivano al 5000%, com’è successo a una vittima con cui abbiamo avuto modo di dialogare in conferenza stampa e che si è poi rivolta all’associazione di Paolo Bocedi, denunciate alle forze dell’ordine oppure chiamate il numero di telefono dello sportello di San Benedetto del Tronto, il cui responsabile è Giulio Belvedere.
Questi criminali non agiscono individualmente ma sono quasi sempre legati a cosche malavitose, alla comorra a organizzazioni complesse e ramificate in grado di braccare e strozzare le proprie vittime.

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