SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Indennizzi economici per compensare le perdite derivanti dalle limitazioni nella pesca, contributi per chi intende dismettere la propria nave e andare in pensione, l’istituzione di un fondo per la bonifica dei fiumi e dei torrenti, il cui inquinamento rappresenta la principale minaccia alla presenza di molluschi nel mare.
La categoria dei vongolari comunica le proprie priorità alle istituzioni e continua il confronto aperto con la Provincia di Ascoli e con il Comune di San Benedetto. La posta in gioco è la vicina istituzione del Parco Marino del Piceno, un’area protetta che va da Porto Sant’Elpidio ad Alba Adriatica, lunga 46 chilometri e larga 3 miglia marine.
Nella riunione di stamattina in Comune si è discusso anche del numero di imbarcazioni che operano nel compartimento marittimo di San Benedetto e del nodo spinoso del compartimento marittimo di Civitanova. Attualmente nel compartimento sambenedettese ci sono 53 vongolare. Altre 25 vongolare con targa Sb sono state trasferite nell’area di Civitanova, istituita recentemente come compartimento marittimo a se stante. Anche 19 imbarcazioni anconetane sono state trasferite a Civitanova ma hanno presentato un ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del compartimento civitanovese e tornare in quello di Ancona. Se il ricorso venisse accolto le 25 vongolare sambenedettesi tornerebbero nel nostro compartimento. E’ un’ipotesi che preoccupa i consorzi dei vongolari locali Covopi e Cogevo Abruzzo, ma preoccupa anche la Provincia perché andrebbero vanificati gli sforzi per ridurre lo sforzo di pesca nella zona del Parco Marino. L’8 novembre è previsto un incontro presso la Direzione generale della Pesca a Roma per cercare di arrivare a una soluzione concordata prima della sentenza del tribunale.
I presidenti dei consorzi Vladimiro Campofilone e Giovanni Di Mattia e il rappresentante Federpesca Tonino Giardini hanno rilevato che l’opinione pubblica e la stampa “nutrono pregiudizi verso l’attività delle vongolare, accusate di penalizzare le risorse marine”. Per Massimo Rossi la Provincia è aperta alla concessione di indennizzi economici ma per quantificare esattamente occorrerà attendere la concessione dei fondi europei. Gaspari ha sottolineato che «i vongolari non sono nemici del Parco, perché proprio gli operatori del mare saranno coloro che avranno maggiori benefici dalla sua istituzione». «Noi vogliamo investire sul mare e preservarlo – continua il sindaco – non chiediamo il vostro consenso immediato ma il riconoscimento della nostra buona fede. Non vogliamo trovarci fra dieci anni a dover rimpiangere ciò che non è stato fatto oggi».
Lunedì 6 novembre verranno presentate al ministero delle Politiche agricole le osservazioni sulla proposta di Parco; il 10 un incontro per la programmazione dei fondi europei e statali. Entro un mese, forse, il ministero dovrebbe emettere una proposta di decreto istitutivo, che verrà ulteriormente discussa, prima di giungere al decreto definitivo. Il regolamento sul funzionamento del Parco, emanato per mezzo di delibere dei comuni interessati, sarà l’ultima tappa.
Dopo la proposta del professor Carlo Froglia dell’Ismar-Cnr (istituto di scienze marine di Ancona), la zona A di tutela integrale è stata ridotta da 14 a 7,4 chilometri (il 16% del totale); si tratta di un piccolo tratto di mare davanti a Pedaso, non pescoso a causa della presenza di scogli, di un tratto fra Cupra e Grottammare e della zona di mare davanti alla Riserva naturale della Sentina. Le zone D per la pesca sono state estese su tutto il tratto da Martinsicuro ad Alba. Sulle aree a tutela integrale l’Ismar-Cnr effettuerebbe ricerche scientifiche.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 688 volte, 1 oggi)