A galla la verità. Dopo martedì sera viene da pensare: se qualche decina di tunisini non si fossero incazzati tanto da trascinare in stazione i meno incazzati italiani (che avevano il doppio delle ragioni); se non avessero occupato binari, bloccato treni. Se non avessero costretto politici e autorità a cercare un po’ meglio – specie nelle loro coscienze – la situazione si sarebbe sbloccata?

Eppure avevamo già tutto per il recupero dei tre poveretti.

Però lo stellone che protegge gli inetti, i superficiali, i calcolatori, i bugiardi, splende sempre alto: arrivati – ma va?! – il tempo cattivo e il mare grosso, il pontone probabilmente non potrà lavorare, ammesso che riesca a partire.

Alle solite: scoppia una tragedia in mare, non in Oceano Indiano o nell’Artico, ma qui davanti, praticamente in estate, con mare piatto e bel tempo.

Abbiamo guardie costiere, elicotteri, sommozzatori-palombari, pontoni in quantità.

Abbiamo politici liberi da campagne elettorali, quindi più sfaccendati del solito. Abbiamo tutto. Non basta.

Non fosse stata la disperazione ultima di un pugno di civilissimi tunisini, ne avremmo bevute ancora…

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