SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ un quesito che giustamente non interessa ai familiari dei dispersi, né tantomeno alla marineria, ma ce lo siamo posti per dovere di cronaca e completezza di informazione. Chi finanzierà l’operazione di recupero dei corpi e, in secondo luogo, del relitto del Rita Evelin?
La cifra esatta per il pagamento del pontone e dei palombari non è stata resa nota, perché giustamente si è preferito sorvolare su un dettaglio che a molti sembra di cattivo gusto in una vicenda così tragica. La copertura dei costi è stata garantita dai Comuni di San Benedetto e di Martinsicuro, dalla Provincia e dalla Regione. Questo perché il Ministero delle Infrastrutture e la Protezione Civile possono intervenire economicamente solo nel caso di pericolo per la pubblica incolumità. Il comandante della Capitaneria di Porto Forner spiega: «Può sembrare di cattivo gusto, ma se sul fondale ci fosse una petroliera e ci fosse stato un rischio di inquinamento sarebbero arrivati i finanziamenti statali».
Durante la conferenza stampa di stamattina si è appreso anche un altro particolare degno di nota. Fino alla mezzanotte di ieri, l’Eni non sapeva che il pontone si trovava nel porto di Ancona. Si riteneva perciò che il pontone si trovasse ancora in acque croate. E’ stato Umberto Cossignani, presidente della Cooperativa pescatori Progresso e membro del comitato di crisi, a informare le autorità del fatto che il pontone fosse rientrato ad Ancona lunedì sera. Il prefetto Cifelli lo ha ringraziato pubblicamente per l’informazione.
Un altro particolare emerso riguarda il mancato intervento degli incursori della Marina Militare. Forner, l’ufficiale giudiziario nominato dalla Procura di Fermo, ha confermato che l’ipotesi è stata vagliata nei giorni scorsi, ma sembra che i militari abbiano consigliato l’intervento dei palombari della Rana Lavori Subacquei, già a bordo del pontone Saipem. L’armatore Santini, proprietario del pontone, conferma di essere stato contattato dal comandante Forner il giorno stesso del naufragio.

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