SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Venerdì all’alba il pontone della ditta Saipem verrà trainato da un rimorchiatore, che lo sposterà dal porto di Ancona fino al luogo del naufragio del Rita Evelin, venti miglia al largo di Porto San Giorgio. I palombari che dovranno recuperare le salme dei dispersi saranno pronti venerdì stesso. Questa mattina il sindaco Gaspari e il presidente della Provincia Rossi si sono recati nel porto di Ancona per avere la certezza definitiva. La notizia è stata data in mattinata nel corso di una conferenza stampa in Comune alla quale hanno partecipato anche i familiari dei dispersi e molti pescatori di San Benedetto e Martinsicuro.
Verranno recuperati i tre poveri corpi – che con grandi probabilità si trovano dentro al relitto – e verrà recuperata anche l’imbarcazione.
Le dure proteste di ieri hanno dunque sortito un effetto; si sono mosse infatti le massime autorità politiche e militari; l’intervento della Procura della Repubblica di Ascoli è stato decisivo per sollecitare l’Eni, società alle cui dipendenze lavora il pontone, assicurare la copertura finanziaria alla Saipem e all’armatore, e svincolare l’impianto dal contratto di appalto con la ditta croata. Il pontone infatti fino a lunedì si trovava in acque territoriali croate presso le piattaforme “Le Barbare” per l’estrazione del metano.
PERCHE’ NON SONO STATI CHIAMATI I SOMMOZZATORI DI TRAPANI? – Gli uomini della Under Hundred, contattati fra gli altri anche dal nostro giornale, usano la tecnica dell’immersione “libera”, senza campane ma con uno speciale zaino con miscele di ossigeno. Questa attrezzatura costituirebbe un ingombro che impedirebbe loro di entrare dalla porta del Rita Evelin, alta 96 centimetri. «Da Ancona ci hanno confermato che si tratta di una tecnica pericolosa – ha detto Gaspari – noi comunque siamo stati in contatto con Trapani fino alla mezzanotte di ieri, avevamo anche trovato un aerotaxi e loro erano disposti a partire». Massimo Rossi ha affermato: «Se il pontone della Saipem avesse tardato una settimana, avremmo senz’altro fatto ricorso alla Under Hundred. Ma ieri notte abbiamo avuto la conferma definitiva da parte dell’Eni».
GASPARI: «SE L’INPUT FOSSE PARTITO PRIMA, I PALOMBARI NON AVREBBERO POTUTO OPERARE FINO A VENERDI». Si poteva agire con più tempestività e guadagnare tempo? Gaspari afferma che anche se l’input dell’Eni fosse stato dato due giorni fa, bisognava attendere almeno 48 ore. La campana iperbarica infatti ora è occupata da due palombari, che dopo le loro operazioni devono passare tre giorni in camera iperbarica per la “decompressione”, che permetterà loro di tornare gradualmente alle condizioni di pressione atmosferica normali. Poi ci vogliono altre 24 ore di sicurezza, in cui per legge i due uomini dovranno restare sotto osservazione per evitare embolie.
La decompressione finirà stasera a mezzanotte. Venerdì i due palombari che scenderanno sul Rita Evelin entreranno in camera iperbarica per la compressione pre-immersione, che è più corta della decompressione e può essere fatta durante la navigazione del pontone.
I PARTICOLARI DELL’OPERAZIONE. Il relitto sarà raggiunto da due palombari all’interno di una campana iperbarica che permetterà loro di resistere alla pressione dell’acqua. Resteranno immersi per otto ore; le prime quattro un palombaro entrerà nel relitto collegato a un cordone che assicurerà ossigeno, illuminazione e comunicazione con l’esterno. L’altro palombaro attenderà dentro la campana. Poi alla quinta ora di immersione si daranno il cambio. Il pontone è largo venti metri e lungo 60. Ha otto punti di ormeggio, verrà ancorato in circa due ore mentre il tempo per l’immersione della campana con i palombari è di circa un’ora. Ha una velocità di tre nodi all’ora; l’armatore Santini assicura che le otto ore di permanenza dei primi due palombari basteranno per recuperare i corpi. E forse sabato Francesco Annibali, Ounis Gasmi e Luigi Luchetti potranno tornare a terra  e poi avere una degna sepoltura.

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