Rita Evelin. La vicenda sta mettendo in risalto particolari inquietanti che riguardano direttamente il rispetto della vita umana e quanto gli aspetti economici possono condizionare il reale, giusto e regolare svolgersi delle situazioni. Nel nostro caso specifico appare evidente che il ritrovamento dei marinai dispersi non è prioritario come dovrebbe essere. Nelle strategie di recupero si mischia il “sacro” con il “profano” e cioè si guarda con lo stesso interesse al recupero dei corpi ed a a quello del peschereccio. Facendo magari i conti (economici) a come conviene farlo.

Non è né giusto né umano. Sembra, infatti, che le autorità stiano facendo questo ragionamento: «Ormai non ci sono più speranze di trovare in vita i tre marinai dispersi: se sono morti prima o poi cosa cambia? Quindi perchè fare un doppio lavoro cercando prima di recuperare i corpi poi la barca?» Ragionamento che non fa una grinza in un mondo in cui regna sempre più sovrano il pragmatismo. La questione invece assume tutt’altro aspetto vista dagli occhi dei famigliari dei dispersi. Per questo la frase gridata alle autorità che più mi ha colpito, vedendo i nostri filmati, è stata questa: «Se fra i dispersi ci fosse un vostro figlio, vi sareste comportati nella stessa maniera?».
Io credo che si doveva prima (subito) fare il possibile per recuperare i corpi poi pensare al recupero dell’imbarcazione cercando di incidere meno possibile sulla spesa pubblica. A patto naturalmente che esistano le possibilità tecniche e legali di scindere le due operazioni. A noi risulta che ci fossero.

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