SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un problema è recuperare senza troppa fretta il relitto del Rita Evelin per poter risalire (anche ai fini delle indagini giudiziarie) alle cause del naufragio. Altro diverso problema – sentito grandemente da tutti sotto il profilo umano, civile e religioso – sarebbe dovuto essere il recupero più rapido possibile delle salme, con la restituzione di queste ai familiari e ai loro concittadini.

Per risolvere in fretta questa seconda questione – già entro la giornata di venerdì 1° novembre, rimanendo buone come oggi le condizioni meteo – era stata trovata la piena disponibilità operativa di quattro subacquei più un tecnico pronti a partire in aereo da San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani. La società per la quale lavorano, già nel nome testimonia la sua capacità in immersioni speciali e recuperi in mare con attrezzature ad altissima tecnologia: “Under Hundred”, cioè “Sotto i Cento”.

Un’operazione che avrebbe contribuito notevolmente a calmare le accese proteste di giovedì pomeriggio, che a parte documentiamo in vari servizi della nostra web-tv. Un’operazione che oltre tutto sarebbe costata al contribuente poche decine di migliaia di euro.

Avevamo verificato direttamente questa soluzione parlando direttamente nel pomeriggio con Roberto Monticciolo, il responsabile del gruppo di subacquei che si era reso disponibile ad intervenire.

Invece si è preferito risolvere i due problemi insieme, anche a costo di ritardare per molti altri giorni ancora (le condizioni meteo tendono al peggioramento) la soluzione di quello più importante: il pietoso recupero delle salme. Si è preferito chiamare un pontone dell’Eni che costerà non meno di 80 mila euro al giorno, non si sa per quanti giorni. Sperando che i corpi dei tre marittimi (anzi ciò che ne sarà rimasto dopo tutto questo tempo a quella enorme pressione iperbarica) si trovino proprio dentro la stiva del Rita Evelin. E se lì non si trovassero?

Tutto questo per ordine del procuratore della Repubblica di Fermo? Non ci sembra. È vero che la sua ordinanza nelle premesse unifica i due problemi con l’esigenza di imbracare e far emergere il natante affondato e di trovare i corpi dei tre dispersi. Però è anche vero che la delega affidata alla Capitaneria di Porto di San Benedetto parla di «procedere al recupero del Rita Evelin con la più ampia libertà di valutazione in merito alla scelta delle ditte private specializzate ed ai metodi del recupero medesimo». Vuol dire che la decisione finale spettava al comando della Capitaneria di Porto.

Una decisione finale che certamente è stata presa con l’accordo delle amministrazioni comunali di San Benedetto e Martinsicuro, della Provincia di Ascoli e della Regione Marche che si sono rese disponibili a contribuire alle spese. Ora non ci resta che aspettare, Fino a quando?

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