SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci vorranno almeno dieci giorni per recuperare i corpi dei tre marittimi dispersi in mare in seguito al naufragio del peschereccio Rita Evelin. E’ quanto emerso oggi in seguito ai febbrili contatti tenuti dalle autorità portuali con i responsabili della Saipem-Eni, la società che fornirà il motopontone D3, necessario per riportare in superficie l’imbarcazione.

Lo ha confermato il vice Comandante, Luigi Piccioli, che ha spiegato i dettagli dell’operazione di recupero: «Il pontone impiegherà circa una settimana per arrivare sul luogo del naufragio. Altri quattro giorni occorreranno per attrezzare la piattaforma e completare il recupero delle salme». Dunque, saranno necessari più di dieci giorni per individuare i dispersi.

«Il pontone attualmente sta operando in Croazia ma i responsabili della Saipem hanno dato la disponibilità immediata al suo spostamento» ha aggiunto Piccioli. Il vice Comandante ha assicurato che per la copertura economica dell’intervento non ci sono ostacoli: «Le autorità responsabili hanno dato sin dall’inizio garanzie in merito».
Ma perchè tanto tempo per far arrivare il pontone sul luogo della disgrazia? Stando a quanto riferito da Romualdo Fanesi, ex presidente della Cooperativa pescatori sambenedettesi, i responsabili della ditta proprietaria del pontone, da lui contattati personalmente, avrebbero assicurato tempi più rapidi per effettuare l’intervento. «La piattaforma è già attrezzata e la camera iperbarica è pronta» ha rivelato Fanesi.
Secondo quanto ha spiegato il vice Comandante Piccioli, la situazione sta in termini diversi. «Il pontone impiegherà una settimana per spostarsi. Poi la struttura deve essere attrezzata e vanno anche cambiate le miscele. Inoltre, per l’intervento di recupero delle salme serviranno altri due di giorni».

Piccioli ha assicurato che la Capitaneria di Porto farà tutti i tentativi necessari per trovare altre ditte eventualmente disposte a fornire un motopontone in tempi più brevi.

Il pontone, attualmente in uso alla ditta Ilma, una volta giunto sul punto in cui si è inabissato il Rita Evelin, sarà “agganciato” allo scafo dai palombari, che dovranno finalmente accertare se i corpi dei marittimi sono rimasti intrappolati nell’imbarcazione. Non è ancora deciso se il relitto verrà riportato in superficie: «La nostra priorità è trovare i corpi dei dispersi. Una volta individuate le salme, decideremo se procedere al recupero dell’imbarcazione».

Sull’esito infruttuoso delle ricerche compiute fino ad oggi, Piccioli ha aggiunto che «non è un’operazione semplice raggiungere un relitto ad 80 metri di profondità. Nei giorni scorsi siamo riusciti ad avvicinare il natante e sono stati rilevati anche dei target sensibili poi rivelatisi infondati. Il nucleo sommozzatori che sta operando è abilitato a scendere fino ai 40 metri sott’acqua. Inoltre, gli operatori subacquei deve essere dotati di speciali impianti di saturazione, le cosidette “campane”. In tal senso ci siamo già attivati per ottenere queste attrezzature».

Il vice Comandante ha garantito comunque che le ricerche in superficie non sono ferme: «Abbiamo allertato tutte le Capitanerie dell’Adriatico per accertare l’eventuale presenza di corpi a mezz’acqua».

In mattinata sì è recato in Capitaneria anche il presidente regionale della Federpesca, Tonino Giardini, che al termine dell’incontro con le autorità portuali ha confermato l’arrivo del pontone, spiegando che «sarà la Protezione Civile a finanziare l’operazione, in base a quanto dispone la legislazione sugli interventi in termini di massima urgenza».

Giardini ha rivelato che un episodio analogo avvenne a largo di Civitanova l’estate scorsa: «Anche allora si trattò di recuperare un relitto in cui era rimasto intrappolato il corpo di un marittimo disperso. Per effettuare l’operazione si fece ricorso ad un pontone che si trovava a La Spezia. L’intervento fu completato in circa 15 giorni».

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