SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «State ripetendo le stesse cose da giorni, dovete trovare i palombari e farlo al più presto. Dovete trovare chi può andare a ispezionare il relitto. Vogliamo una tomba degna per queste vittime del mare». I familiari dei tre marinai dispersi sono esasperati, i marinai tunisini e italiani presidiano il porto da sabato e hanno indetto uno sciopero della pesca. Molti di loro parlano anche di sciopero a oltranza, contro un’immobilità delle autorità che continua a destare rabbia, nonostante le spiegazioni sulla difficoltà tecnica dell’operazione.
«Dovete impegnarvi ad attrezzare meglio questo porto, deve avere i mezzi per queste emergenze. Voi dovete tutelare chi fa questo lavoro così duro», sono le parole di una donna rivolte al sindaco, giunto in banchina alle 22:00 di domenica.
E ancora: «Spendete meglio i soldi pubblici, che ce ne facciamo del turismo se poi non tutelate neanche dopo la morte chi lavora per questa città?». La gente fatica a non usare il paragone con il drammatico precedente del Rodi. «Trentasei anni dopo pare che non sia cambiato nulla». Gaspari risponde: «Il nostro impegno è massimo, lunedì avremo notizie decisive. Vi prometto aggiornamenti continui. Rispetto lo sciopero dei marinai, non sarò certo io a criticarlo. Ma dovete capire che ci sono difficoltà di natura tecnica. Ma i soldi ci sono, state tranquilli».
Nelle ultime ore, intanto, gli animi già provati sono stati messi a dura prova da voci prive di senso, che davano per certo il ritrovamento di un corpo al largo di Porto San Giorgio. Sabato l’arrivo sulla banchina di un carro funebre aveva già inferto un duro colpo; c’è chi dice che addirittura si era trattato di uno scherzo di inqualificabile idiozia.
«Siamo in Italia, in Europa. E’ incredibile questa situazione» è il coro unanime dei tanti marinai tunisini che hanno presidiato il porto per tutto il fine settimana, cercando informazioni presso la Guardia Costiera.

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