SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I sommozzatori di Guardia costiera e Vigili del fuoco operano su standard di 40 metri di profondità, quindi per raggiungere il relitto del Rita Evelin occorrono dei palombari dotati di camera di decompressione per agire in condizioni di altissima pressione.
Il Tenente di vascello Michelangelo Trombetta afferma che «non si sta trascurando nessuna ipotesi, stiamo valutando tutte le soluzioni più efficaci, compreso il ricorso a squadre della Marina Militare».
43 gradi e 12 primi di latitudine nord, 14 gradi e 15 primi di longitudine est. Queste sono le coordinate del punto in cui è affondato il Rita Evelin. Il relitto è stato individuato a 80 metri di profondità, a circa venti miglia nautiche di fronte a Porto San Giorgio. Fuori dalle acque territoriali, dunque, a venticinque miglia di distanza dalla linea mediana dell’Adriatico, dove finisce la competenza territoriale della Guardia Costiera di San Benedetto e comincia quella delle autorità croate.
Nella zona di ricerca ci sono attualmente due motovedette della Capitaneria di porto, una della Guardia di Finanza e una motovedetta dei Vigili del Fuoco di Ancona con a bordo un nucleo sommozzatori giunto da Teramo, coadiuvati da alcuni sommozzatori del gruppo di San Benedetto.
Il robot Rov dotato di telecamera oggi non verrà impiegato, perché le correnti in quella parte di mare attualmente sono forti e provocano problemi di stabilità.
I Vigili del Fuoco useranno invece il loro sistema Scan Sonar, che tramite il principio dell’ecoscandaglio acustico rileva il punto esatto del fondale dando un riscontro indiretto sulla morfologia del relitto. Questo tipo di ricerca non è selettiva, nel senso che fornisce un segnale che andrà verificato dalla telecamera istallata sul Rov, una volta che le condizioni meteorologiche saranno migliori. Ma potrebbe servire per riscontrare eventuali anomalie del relitto. La Capitaneria si procurerà alcune immagini dell’interno del peschereccio, presumibilmente per avere dati da confrontare con i riscontri dello Scan Sonar.
Il Rita Evelin è adagiato sul suo lato sinistro, il Rov ha evidenziato che lo scafo è integro sulla parte visibile e che un portellone è chiuso. Questo fatto, conferma il tenente Trombetta, non ha alcun significato perché la chiusura molto probabilmente è stata provocata dall’affondamento.

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