Questo il commento rilasciato al nostro quotidiano online dal Comandante Roberto Consorti, Capitano di Lungo Corso, che formula un’ipotesi dettagliata sulle possibili cause dell’affondamento del Rita Evelin.

«Sono un Capitano di Lungo Corso, attualmente comandante su superpetroliere in World Wide Trader. Come tutti i miei concittadini sono rimasto molto scosso dall’immane tragedia, come marittimo e concittadino, con tutto il mio cuore sono vicino alle famiglie colpite dal gravissimo lutto. In considerazione della mia professione ed esperienza mi sento in obbligo di esternare alcune considerazioni che in questo momento di riflessione sull’accaduto mi sovvengono.
Innanzitutto sono perfettamente in sintonia con coloro che attribuiscono le cause dell’incidente alla rottura di uno dei due cavi di traino della rete successivo all’agganciamento di qualche “presura” sul fondo del mare provocando che la sollecitazione sullo scafo in senso longitudinale (da prora a poppa), repentinamente divenisse in senso perpendicolare (da dritta a sinistra o viceversa) agevolando il ribaltamento dell’imbarcazione.
Qualsiasi persona che abbia una minima conoscenza della teoria della nave può benissimo asserire che tale avaria non potrebbe assolutamente arrecare il ribaltamento di uno scafo specialmente integro come quello della tragedia ECCETTO che non vi fosse una carenza di stabilità che può essere provocata solamente o da un sovraccarico (non certo in questo caso), o da una insufficiente peso sul fondo dell’imbarcazione o da pesi caricati nei ponti superiori, che diminuiscono in modo drastico il momento raddrizzante dell’imbarcazione.
Dall’alto della mia trentennale esperienza su navi e dalle frammentarie e incomplete informazioni dei media sulla tragedia, sono dell’opinione (senza pretendere che debba essere condivisa da coloro che hanno fatto,con tutto il mio rispetto, la storia della marineria sambenedettese) che al momento dell’incidente il Rita Evelyn lavorava in condizioni di stabilà precaria causata sicuramente dall’assenza di pesi in basso (pescato scaricato, combustibile consumato etc) non compensata da adeguato zavorramento, che ha reso lo scafo inerme a tutte le forze esterne agenti su di esso.
Oggi la navigazione mondiale è approntata a previlegiare la sicurezza, gli equipaggi vengono preparati in modo ossessivo e dobbiamo riconoscere con risultati lusinghieri, invece , al contrario di cio’ che avviene nei paesi europei del nord (Olanda, Scandinavia,Inghilterra,Polonia etc) la sicurezza nella pesca in Italia e’ ancora ai livelli primordiali, i controlli su di essi sono alquanto approssimativi e vengono elusi con facilita’, la conoscenza delle minime nozioni di stabilita della nave da parte dei capitani e armatori sono latenti e non applicate, e gli equipaggi non sono adeguatamente preparati sulla salvaguardia della vita umana a bordo.
Ormai incidenti simili al Rita Evelyn sono un po’ troppo ricorrenti specialmente nella nostra marineria, ecco perché sono dell’avviso che le autorità preposte a controllare (Capitanerie e Rina) incominciassero ad usare la severità sui pescherecci come gia’ avviene nel resto d’Europa.
…… O forse la vita di un pescatore sambenedettese vale meno di quella di un navigante filippino, indiano o pakistano?».

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