Il Convegno di Verona ha visto la partecipazione di oltre 2.700 delegati all’evento e circa 15.000 persone radunate nell’Arena durante il giorno dell’apertura dei lavori. A noi piace raccontare l’evento tramite la voce di chi lo ha vissuto da vicino. Chi volesse esprimere la sua testimonianza può farlo commentando l’articolo.

Un’accoglienza cordiale e discreta da parte della chiesa veronese l’abbiamo assaporata lunedì pomeriggio all’Arena.
Uno scenario suggestivo ci ha accolti. Tante immagini di Santi sugli spalti sembravano aspettarci per condividere con noi la fatica verso la coerenza cristiana. Quindi la preghiera ha aperto il nostro cuore al soffio dello Spirito e le parole della Chiesa hanno orientato il nostro lavoro al quarto Convegno Ecclesiale. Sono stato subito impressionato dall’organizzazione e dalla cortese disponibilità di tutti i volontari che hanno favorito grandemente il nostro lavorare. Relazioni, gruppi di lavoro, momenti di preghiera e di fraternità si sono succeduti in modo equilibrato. Fantastico è stato il clima di fraternità con il quale abbiamo condotto il lavoro di gruppo nei vari ambiti. Pastori,Consacrati e laici hanno dialogato alla pari, con sincerità e senza pretese. In alcuni casi ci siamo accorti che erano tra noi Vescovi e Cardinali soltanto quando hanno dato il loro contributo e la loro testimonianza. Nessuna insegna li distingueva dagli altri e nessun timore da parte dei delegati bloccava il modo schietto di esprimersi. Ho notato subito un grande desiderio di raccontare la propria esperienza, di esporre le proprie difficoltà e di proporre le proprie soluzioni aspettando dagli altri un aiuto fraterno. Il confidarsi con i fratelli portava ad una serenità interiore e stimolava ad un coraggio nuovo per continuare la ricerca e presentare al mondo d’oggi un Cristo affascinante. In questo clima ognuno donava agli altri la sua “ piccola speranza ” convinto che queste piccole luci unite insieme potessero mostrare agli uomini affamati di punti di riferimento il volto di Gesù,unica nostra speranza. Nel mio ambito abbiamo dialogato su come illuminare con questa “speranza” il mondo del “lavoro e della Festa”. La grande preoccupazione comune è stata la constatazione che il lavoro stia mangiandosi la festa e che questa sia vista più come riposo e poco come tempo da donare ai tanti poveri e momento di gioia perché Gesù è in mezzo a noi risorto.
Un augurio ho sentito il bisogno di comunicare ai componenti del gruppo: « Ho una grande speranza nel cuore, che l’enunciato “Lavoro e Festa” presto si trasformi in “il Lavoro è una Festa”. Con la nostra presenza gioiosa porteremo a tutti un Cristo positivo che dona il gusto di vivere. (
Don Gabriele)

“Oh cristiano cristiano perché sei tu cristiano?” Non è proprio così che si rivolge Giulietta a Romeo, ma potrebbe essere un interrogativo che Dio ci sta ripetendo da quando siamo stati battezzati dal balcone del Paradiso. Degli intensi giorni trascorsi a Verona ricordo un episodio che potrebbe sintetizzare perfettamente quanto emerso durante il Convegno. Nell’ultima sessione di lavoro, mentre ci sforzavamo a tirar fuori dal cilindro delle nostre idee, una proposta che risultasse la più innovativa e originale per far fronte al problema della fragilità affettiva, il Vescovo di Ravenna ha chiesto di prendere la parola: «Nella mia Diocesi in media solo il 10% va a messa alla domenica. Se quella piccola percentuale fosse realmente convinta di quella scelta e testimoniasse quotidianamente la gioia e la speranza della Resurrezione, io avrei risolto tutti i miei problemi e noi non staremo qui a spremere il nostro cervello per cercare di cambiare chissà cosa». Proviamo a pensare all’espressione che abbiamo quando usciamo dalla Chiesa la domenica, a quanta parte della giornata gioiamo semplicemente perché siamo realmente cristiani, a quante volte parliamo d’amore senza poi viverlo.
Essere cristiano oggi non è una sfida, ma l’incarnazione nella nostra vita missionaria della “speranza del Cristo risorto”.
(Roberto Crescenzi)

Il Convegno di Verona è stato un avvenimento importante sia per la mia vita personale che per l’intera Chiesa italiana.
Il tema generale : “ Testimoni di Gesù Risorto Speranza del Mondo” mi ha portato a fare in cinque giorni un approfondito esame sulla qualità della mia testimonianza nel vissuto quotidiano personale, nella comunità e nell’intera Diocesi. Il Convegno mi ha fatto riflettere su come la mentalità e gli avvenimenti del nostro tempo possono condizionare la nostra fede ed il modo di proporla agli altri. L’individualismo sempre più crescente non ci aiuta come cristiani a camminare insieme, non ci fa accettare l’altro con la sua diversità e la fede spesso vissuta a proprio uso e consumo per soddisfare i propri bisogni percepiti come assoluti. Ognuno di noi, senza accorgersene, può cadere in quest’inganno. Dal Convegno è emersa con urgenza la necessità di rimettere al centro della propria vita la persona di Gesù, fonte di speranza, per essere attenti alla singola persona, alla sua storia e per poter andare incontro ad ogni uomo. Il cristiano non deve sentirsi un arrivato, ma essere capace di intraprendere un serio cammino di fede in unità con la propria gerarchia e sempre disponibile all’imprevedibilità di Dio ed alla sua creatività. Importante allora che tra laici e presbiteri si intraprenda un cammino di comunione prima di progettare iniziative o itinerari pastorali, senza competizioni, ma con spirito di servizio. Al Convegno questa comunione si è toccata con mano. Sono veramente contento di come la Chiesa si sia interrogata sul modo con cui dovrà impegnarsi per contribuire al suo rinnovamento e di quello della società nei prossimi dieci anni.
(Nicola Farinelli)

Il Convegno Ecclesiale di Verona si è aperto partendo da alcune Chiese del centro di Verona. Dalla Città degli uomini, distratti dai molteplici impegni, noi convegnisti, cantando le invocazione dei Santi e dei martiri, siamo entrati nell’Arena dove ci siamo messi di fronte alla Parola, in atteggiamento di accoglienza, di ascolto reciproco, per viverla e testimoniarla con la vita. Dall’Arena siamo passati poi all’Agorà, la piazza, ossia la Fiera di Verona. Le relazioni ascoltate si sono concretizzate nei laboratori dove nello spirito della sinodalità, ognuno di noi ha raccontato come siamo testimoni di speranza nelle nostre Diocesi, nelle nostre comunità parrocchiali ma in modo particolare nella quotidianità della propria vita. Molte parole sono risuonate nei giorni dell’assise: educazione, ascolto della Parola, corresponsabilità tra laici e presbiteri, ruolo della donna generatrice di speranza e di comunione, pastorale integrata, partecipazione attiva dei laici nella cosa pubblica… Il bello però è stato concretizzare insieme ciò che abbiamo ascoltato. Pastori, presbiteri, religiosi e laici nella libertà e nella fiducia, nel dialogo e nel confronto, si è cercato di far risplendere il volto della Chiesa Italiana, consapevoli che da Verona si è dato inizio ad una nuova stagione dove lo stile collegiale sarà la via maestra per i prossimi anni. (Pina)

La prima sensazione forte ed appagante, l’ho avuta proprio dall’essere presente a questo incontro nazionale di cattolici, determinati e convinti della validità del proprio servizio in seno alla Chiesa. Ho vissuto l’immersione totale nella Chiesa. Mi sono sentito parte di un tutto ben compaginato e capace di interrogarsi, di leggersi nelle sue povertà, ma anche di farsi proposte concrete sulle risposte da dare a sé ed a tutti i cristiani. La base del popolo di Dio, che noi stavamo a rappresentare, insieme ai suoi vescovi ed al Vicario di Cristo, ha raccontato le sue esperienze di vita, ha proposto nuove forme di risposta da dare all’uomo del nostro tempo. Ha sottolineato ancora, ma in termini nuovi, più coerenti e concreti, che la carità è ancora il solo modo per “porsi” come pietre portanti, nella società e nella Chiesa.
Fare esperienza di questo è stato fare esperienza di ciò che è la Chiesa, dove vescovi, clero e laici si sono confrontati a livello di parità di presenza attiva, di coinvolgimento. Abbiamo preso coscienza dell’importanza dei fondamenti biblici della nostra fede. Essa poggia su Gesù Cristo, non meteora ma persona viva e presente nella sua Chiesa. Scoprire che l’essenziale è avere coscienza di questo fondamento, che non è prodotto da fantasie, né disturbato da incertezze, fa sì che la fede si possa rinvigorire tutti i giorni, nell’ascolto quotidiano della Sua parola. Essa ci fa persone vive, sicure nella fede, anche se in e con esperienze diverse. Il Convegno ha reso tangibile la comunione propria della Chiesa, progetto e dono di Cristo. La certezza dei fondamenti che la rendono efficace ed attuale, viene dalla fede e dalle opere che ad essa si ispirano. La figura del Papa presente tra noi ha dato maggiore certezza e coesione. Dal Convegno è giunto un impulso nuovo a “vivere con più serietà la vita cristiana contribuendo alla crescita religiosa e civile del nostro Paese (così il vescovo di Verona Mons. Flavio Roberto Carraio) tra le eredità più feconde i cinque ambiti tematici, occasione per una pastorale che faccia incontrare fede e vita”. Il metodo del discernimento comunitario continuerà anche dopo Verona.
Obiettivo: essere davvero testimoni della resurrezione di Cristo e portatori di speranza nel mondo. Chi non sottoscrive le parole di suor Anna Chiara Grignolini, generale delle serve della divina provvidenza di San Giovanni Calabria? Ha posto l’accento sulla dimensione della carità, “segno sicuro di speranza per l’uomo d’oggi. C’è una sola via da percorrere, una via che non segue i criteri dell’efficienza umana, ma è una via semplice, umile, che non fa chiasso, non schiaccia, non s’impone, sa attendere pazientemente e, pur diffondendosi in modo soave e delicato, produce nell’ambiente un’impronta possente e innovatrice: è la via dell’Amore… Non è un semplice sentimento di benevolenza, è una realtà viva, rivolta a tutti senza distinzione alcuna, ma soprattutto ai più poveri, agli abbandonati, ai lontani, agli ultimi, agli emarginati, perché sono loro i nostri tesori, le nostre ricchezze”. Di fronte al momento non facile che il mondo sta attraversando, se saremo forti nella fede, non ci sarà spazio per lo smarrimento, né per la paura”.
Con quale spirito lasciamo il Convegno? Certamente con una carica di fiducia e di entusiasmo nuovi e coinvolgenti, perché ce lo siamo ripetuto, dal Santo padre, ai vescovi, ai laici. Le differenze riscontrate? Le differenze non sostanziali sono una complementarietà che può far crescere. Dobbiamo saper dialogare. Tocca a noi, dal domani del Convegno, trasferire nel lavoro quotidiano, nelle rispettive diocesi e parrocchie, l’esperienza maturata, gli insegnamenti condivisi, la ricchezza di vita e di vitalità che un incontro come questo può alimentare. Tocca a noi. “Il frutto e lo sviluppo concreto dei lavori di queste giornate e di tutto il cammino preparatorio, consisterà in quello che, come Chiesa italiana, sapremo vivere e testimoniare nei prossimi anni, cercando in primo luogo di essere docili alla guida del Signore” (Mons. Ruini).
(Umberto Silenzi)

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