SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’Unione dei Comuni è uno strumento amministrativo che migliora la vita sociale dei cittadini e la qualità dei servizi pubblici? Nel lungo termine questo è vero grazie alle economie di scala, ma negli anni iniziali questa forma associativa rappresenta una sfida non senza difficoltà. perchè ci possono essere resistenze campanilistiche e svantaggi organizzativi.
Nel convegno svoltosi ieri nell’auditorium comunale sono stati presentati alcune testimonianze di amministratori di Unioni di Comuni. E’ emerso che si tratta di una forma amministrativa abbastanza diffusa in Italia, innovativa e vantaggiosa sotto molti aspetti. E’ compatibile con realtà geografiche e sociali profondamente diverse fra loro perché è uno strumento flessibile a esigenze diverse. In Italia esistono oggi 278 Unioni di Comuni, che coinvolgono 1.300 enti circa, specie al nord. Hanno avuto un notevole successo soprattutto dopo il 1999, quando è caduto l’obbligo per i Comuni aderenti di fondersi in un unico ente, trascorsi dieci anni dall’avvio dell’Unione.
Quando gli apparati comunali funzionano in sinergia, c’è una migliore capacità di governo, si ottimizzano le risorse finanziarie e c’è una migliore formazione del personale tecnico e amministrativo. Si ottengono anche una maggiore credibilità politica e un maggior peso contrattuale nei rapporti con le Province e le Regioni. Si può pensare a una migliore urbanistica territoriale perché si mettono insieme esigenze diverse e complementari.
Il presidente del coordinamento nazionale delle Unioni dei Comuni Mauro Guerra ha affermato: «Oggi siamo in un periodo di transizione ma quella dell’Unione tra Comuni è una tendenza inarrestabile, non solo per consentire la sopravvivenza dei piccoli Comuni, ma anche per potenziare i servizi di quelli più grandi».
L’Unione dei piccoli comuni della Valdaso, rappresentata dal sindaco di Altidona Marco Talamonti, ha potuto realizzare una rete wireless per i 12 mila abitanti dei sette Comuni coinvolti.
Orlandino Greco, sindaco di Castrolibero in Provincia di Cosenza, presidente dell’Unione dei Comuni di Pandosia, ha spiegato che l’Unione dei Comuni «supera il municipio salvaguardando il municipio».
Il professor Luciano Vandelli, ordinario di diritto amministrativo all’Università di Bologna, ha spiegato che questi modelli associativi incontrano difficoltà nella fase iniziale ma che gli effetti positivi delle economie di scala supportano il salto qualitativo dei piccoli Comuni dal punto di vista del personale, dei servizi e della Polizia Municipale intercomunale. Il problema culturale non è secondario. Ci possono essere resistenze di alcuni enti che potrebbero vedere l’Unione come una perdita di identità, ma bisogna pensare (riprendendo un verso di Paul Valery) che “esiste un filo d’oro che lega tutti i campanili”. No al campanilismo, dunque, perché le identità locali possono trarre solo benefici da un’associazione amministrativa che spesso si basa su una condivisione territoriale già esistente.
L’esempio dell’Unione dei comuni della Val Vibrata rientra proprio in questo tema. Il sindaco di Martinsicuro Nilde Maloni ha parlato dell’importanza di una unione volontaria che può superare le divisioni amministrative decise dall’alto. «L’Unione dei Comuni è il rimedio per la solitudine decisionale degli amministratori locali. Non si tratta d
di deresponsabilizzazione, ma di un processo decisionale migliore perchè parte da una visuale più ampia».

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