SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Detta così sembrerebbe uno scherzo ideato da buontemponi per la giornata del 1° aprile, ma poiché invece lo ha riferito la sera di venerdì 20 ottobre il Telegiornale delle Marche messo in onda da Rai Tre, abbiamo buone ragioni per ritenere che una simile notizia – tanto clamorosa, quanto apparentemente incredibile – sia assolutamente vera.

Perplesso il sindaco della città Giovanni Gaspari, che da noi raggiunto proprio mentre era in corso una seduta del Consiglio comunale, con tono ironico ci ha detto di essere (trattandosi di gas…) «all’oscuro di tutto». Ma ha aggiunto preoccupato: «Fino a prova contraria, un sindaco che amministra la superficie di questo sottosuolo in vendita, dovrebbe almeno saperne qualcosa».

Nelle prossime ore e nei prossimi giorni verificheremo la cosa, da ogni possibile fonte: Eni, governo, parlamento, Regione Marche. E ne riferimento puntualmente ai nostri lettori.

Per ora ci limitiamo a trascrivere il testo del servizio della collega Francesca Alfonsi, mandato in onda su Rai Tre dal Telegiornale delle Marche della Tgr nell’edizione delle 19,35 di venerdì 20 ottobre.

Per formarsi ha impiegato tre milioni di anni, in vent’anni poi è stato risucchiato dai nostri consumi. Ora le grotte che dal pleistocene lo hanno protetto torneranno ad ospitarlo, ma lui, il gas naturale, arriverà da fuori. Perché su ordine del governo l’Eni mette in vendita, tra il suo patrimonio, anche il sottosuolo di San Benedetto del Tronto, per la precisione un’area di quasi 90 chilometri quadrati, tre chilometri sotto terra. Lì due enormi camere, Montepagano e Cellino, in cui l’Eni, alla ricerca di metano, da due pozzi ha estratto dal 1986 oltre 1 miliardo di metri cubi di gas. Resta oggi solo un pozzo attivo, ormai in esaurimento e allora l’Eni mette all’asta l’ex giacimento insieme ad altri quattro in Italia perché possa diventare invece uno stoccaggio di gas, il più grande d’Europa.

Un affare da far gola, tanto che l’Eni alle molte aziende interessate chiede 10 mila euro solo per accedere ai dati tecnici.

San Benedetto potrà contenere fino a 2 miliardi di metri cubi di metano, un decimo del fabbisogno italiano in un anno. Il gas potrà arrivare direttamente – così come si estrae in forma gassosa – da una delle 64 piattaforme d’Adriatico, oppure via gasdotti da Algeria e Russia, nostri fornitori ufficiali. O infine, proprio per liberarsi dalla dipendenza da quel duopolio, grave problema italiano e non solo, giungere via nave in forma liquida da un altro Paese esportatore, come Venezuela o Indonesia.

Così il sottosuolo di San Benedetto diventerebbe un ri-gassificatore, ma in terra ferma, senza alcun problema per ambiente e sicurezza perché considerato ad alta efficienza tecnica. Una camera stagna, come è stato per milioni di anni. Fino a che non l’abbiamo scoperto.

* Ha collaborato Oliver Panichi

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