SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Verrà celebrata ufficialmente domenica 5 novembre a partire dalle 10, in Comune, la Festa delle Forze Armate. La ricorrenza è quella del 4 novembre 1918, ricordato ogni anno come anniversario della vittoria della Prima Guerra Mondiale, giorno dell’unità nazionale e appunto Festa delle Forze Armate.
Per i festeggiamenti di quest’anno il sindaco Gaspari invita a partecipare, oltre ai rappresentanti dei corpi combattentistici e d’arma e la cittadinanza, anche le scuole. «Ritengo che le principali ricorrenze e festività vigenti in Italia debbano essere conosciute da tutti gli studenti», afferma infatti il sindaco, «Tanto più questa, che è una pagina davvero complessa della nostra storia nazionale, in cui confluiscono vari fatti e molte valutazioni. In un primo momento ci fu l’entusiasmo di troppi “interventisti” illustri, anche tra gli intellettuali. Seguì poi il logoramento della vita di trincea, un riflusso sintetizzato da papa Benedetto XV, che parlò di «inutile strage»: e le perdite della “Grande Guerra” furono davvero enormi e dolorose, dovute anche se non soprattutto a nuove armi, soprattutto la mitragliatrice, impiegata per la prima volta».
«Si dovette addirittura ricorrere al contributo dei giovanissimi per combattere al fronte: i famosi “ragazzi del ‘99″», prosegue il sindaco, «Si formò una catena di trincee in tutta Europa, le quali generarono una sorta di loro particolare antropologia della sofferenza, ma anche della solidarietà tra soldati, immortalata poi in opere artistiche: per esempio poetiche e cinematografiche. Ad un prezzo altissimo l’Italia completò settant’anni di lotte per l’Unità del suo territorio nazionale, con la conquista di Trento e Trieste: e dobbiamo un ringraziamento al presidente Ciampi per aver privato questi fatti da ogni retorica, mettendoli nella giusta e sobria luce di una storia condivisa».
«La memoria è un valore da coltivare attivamente», è la conclusione, «con lo studio, l’approfondimento, ma anche con visite che proprio le scuole possono organizzare, ai luoghi del nord-est che furono teatro di fatti così duri e complessi per le loro motivazioni ideali. I fatti della Prima Guerra Mondiale, peraltro, sono oggi per noi un primo esempio di ciò che accadrà tra breve alla memoria della Seconda Guerra e della Resistenza: per quella, infatti, sono ormai davvero pochissimi i testimoni diretti, e sempre meno ne abbiamo anche per questa. Le donne e gli uomini della nostra odierna società non hanno conosciuto direttamente gli orrori della guerra: la maggioranza di noi è nata e vive in condizioni di pace. Anche su questo non dobbiamo deflettere: il valore della pace va coltivato e approfondito, capito e analizzato, partendo dal ricchissimo patrimonio di esperienza che ci è fornito dal passato, ad ogni latitudine, così da applicarlo all’oggi. Noi abbiamo il compito di smentire l’affermazione secondo cui “la storia non insegna nulla”: almeno per non rivivere le stesse tragedie, o le stesse in forma di farsa, come diceva qualcuno».

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