ACQUAVIVA PICENA – La signora Elva Loggi risponde all’appello lanciato dal nostro giornale e racconta “le sue Fonti”, uno spaccato di vita prezioso che siamo onorati di pubblicare. «Riportate le sorgenti all’antico splendore», chiede, in conclusione, lanciando un accorato appello ai suoi amministratori.

«Gentilissima redazione,
sono un’affezionata ex frequentatrice delle fonti, in particolare di Fonte Mercato.
Non sapete che gioia ho provato quando sono venuta a conoscenza dell’appello da voi lanciato, tanto che ho subito deciso di scrivervi una lettera. Sono Elva Loggi, un’anziana signora di 84 anni di Acquaviva Picena. Ho vissuto in prima persona, come molte mie amiche, i tempi d’oro delle Fonti. A nome mio e loro intendo raccontarvene la storia.
Sono tantissimi gli episodi che potrei narrare e che ricordo con immenso piacere. Quei luoghi, per noi ragazze di allora, erano occasione di ritrovo, spensieratezza e gioco: spesso gareggiavamo a chi lavava più panni. Nelle vicinanze, inoltre, c’erano delle piante di gelso dove andavamo a mangiar le more. Il Sabato Santo, poi, quando venivano sciolte le campane, andavano a festeggiare e a far le capriole sui prati nei pressi delle sorgenti. Santa Maria in Accubitu, per finire, era il posto per eccellenza dove, con la maestra ed i compagni di scuola, s’andava a fare le scampagnate.
Le fontane erano una vera ricchezza per tutti, specie per i meno abbienti e le tessitrici, che, come le massaie, vi si recavano a sbiancare e lavare i panni. Rammento con particolare affetto Felice Gaetani Angellotti, la lavandaia del paese, che si distingueva per la singolare bontà: essendo una delle pochissime che nel secchio aveva la varechina, non si rifiutava mai di farne parte a chiunque le chiedesse d’usufruirne. Spesso si rendeva disponibile a sciacquare pure gli abiti altrui. Per non parlare delle famiglie Massicci e Perozzi, nelle vicinanze di Fonte Mercato, che consentivano di riporre il bucato nel proprio scantinato onde evitare spiacevoli furti (l’operazione di pulitura, che necessitava d’acqua, cenere e sole, durava diversi giorni. Riportare la biancheria a casa ogni volta, con i cesti di vimini, sarebbe stata una gran fatica). Parecchia gente si serviva delle sorgenti, contadini compresi, che le utilizzavano per abbeverare il bestiame.
Spesso, però, purtroppo, le fontane erano teatro di scaramucce fra donne, burle, dispetti e prepotenze da parte di chi voleva passare avanti agli altri, infischiandosi delle precedenze.
Quanta gente andava ad attingere acqua da bere con secchi, brocche, fiaschi e conche di rame! Per l’uso delle Fonti, c’erano, in ogni caso, delle regole che dovevano essere necessariamente osservate da chiunque e guai a chi non le rispettava! Chi arrivava prima, ovviamente, passava avanti. Talvolta, occorreva, addirittura, prenotarsi con largo anticipo. A Fonte Mercato, poi, c’era un lavatoio riservato esclusivamente agli ammalati.
Giacché il lavaggio dei panni durava quasi l’intera la giornata, c’era qualcuno che portava con sé il pranzo, il quale, ahimè, in certi casi, diventava spuntino appetibile per formiche e simili. Per quanto, un tempo, era stentata la vita, c’era chi, nonostante ciò, consumava ugualmente il pasto.
Passati i tempi d’oro, le sorgenti sono diventate, ahimè, vittime di un lento e progressivo degrado. È uno scempio lo stato in cui versano attualmente: non sembrano per niente delle fonti! Prima c’erano gli operai del Comune che ne curavano periodicamente la manutenzione, ora invece…
Ho più volte chiesto a sindaci ed assessori, sia dell’attuale sia delle passate legislature, di ripulirle, ma, ahimè, ho ricevuto soltanto vane promesse e secchi rifiuti (“Non ci sono i soldi!”). E pensare che basterebbero solamente delle ruspe e dei camion! Accanto a Fonte Mercato c’è stata costruita persino una centrale telefonica.
Con questa lettera, chiedo espressamente a chi di dovere di riportare le vecchie sorgenti di Acquaviva all’antico splendore. Hanno segnato l’esistenza mia e di parecchie altre persone; prima che io muoia, sarebbe un regalo inestimabile poterle rivedere com’erano un tempo.
A proposito di fonti, una volta c’erano delle fontanelle sparse per il paese, ma la maggior parte di esse è stata tolta. Capita sovente che dei forestieri chiedano a me o ai vicini dove possano trovarne, ma noi siamo inevitabilmente costretti a dir loro che debbono percorrere diverse centinaia di metri prima di scovarne una. Sarebbe opportuno che, almeno all’inizio e al centro del paese, ce ne fosse qualcuna.
Insomma, le antiche sorgenti sono in stato d’abbandono, le fontanelle non ci sono: forse questo posto più che Acquaviva dovrebbe chiamarsi piuttosto “Acquamorta”! Ma ce la meritiamo poi tanto la Bandiera Arancione?».

Ricordiamo, con l’occasione, che lo stato di abbandono delle antiche sorgenti è oggetto della nostra inchiesta, che si propone di dar voce a quanti sono fortemente legati ad un luogo storico di Acquaviva. Chi volesse intervenire sull’argomento può telefonare al numero 0735.762012 oppure scrivere a info@sambenedettoggi.it.

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