SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Miss Italia addio, e questo si sapeva da almeno 6 mesi. Watershow addio, e non stupisce l’abbandono di una iniziativa rivelatasi perniciosa per questa amministrazione comunale. La nuova strategia parte dall’attenzione al patrimonio di energie e talenti che c’è in questo territorio. Una nuova strategia che evita dispendiosi spettacoli acquistati da produttori televisivi e punta su quella che potremmo definire “autarchia culturale”. Gaspari fa l’esempio del festival intitolato a Leo Ferrè, finanziato dal Comune per un importo pari a zero euro. Un festival che partorisce iniziative collaterali, come il documentario girato da un giovane autore sambenedettese che verrà proiettato a Montreal. Questa è promozione vera per la città. Così come lo è il festival “Libero Bizzarri”, citato da quotidiani e riviste a diffusione nazionale.

Il contributo comunale alla Samb (250.000 euro) verrà ridistribuito agli sport minori. La riduzione delle spese per il Comune passa anche da qui, afferma Gaspari. Di tagli ai servizi, annuncia, non se ne parla. Potrebbero aumentare l’Ici e la Tarsu, ma dipende dalla piega che prenderà la Finanziaria 2007 ancora in gestazione a Roma. Dopo i mal di pancia della settimana scorsa, con i sindaci sul piede di guerra contro il Governo, pare che si sia raggiunto un compromesso. E’ notizia di oggi l’alleggerimento dei sacrifici imposti ai comuni e alle province per un totale di 600 milioni di euro. Inoltre il governo ha proposto di costruire un fondo di 260 milioni di euro per aiutare i piccoli comuni.

Commentando il nuovo corso della politica culturale cittadina, Gaspari annuncia: «Abbiamo legato i destini della nostra immagine a manifestazioni costose, senza ottenere benefici. Ora finalmente abbiamo capito che si tratta di un atteggiamento provinciale». Paradossi della politica. E pensare che le classi dirigenti che hanno preceduto Gaspari pensavano che puntare su San Benedetto le telecamere delle tv nazionali equivaleva a sprovincializzare la nostra amata cittadina. Anche se, a onor del vero, anche Gaspari non è stato immune da questa tendenza, almeno nei primi mesi del suo mandato. Se fosse vero il contrario, per i sambenedettesi il Watershow sarebbe rimasto uno sconosciuto show acquatico o poco più.

Benvenuta “autarchia culturale”, dunque. Plaudiamo a questa voglia di fare da sé, coltivare in casa propria le manifestazioni culturali evitando l’acquisto di pacchetti preconfezionati che magari dopo un anno muovono verso altri lidi più prodighi di contributi economici. Va detto che già un mese fa il consigliere comunale Daniele Primavera aveva pubblicamente sottolineato la necessità di un cambio di rotta. E anche noi di Riviera Oggi, sul nostro settimanale, abbiamo recentemente lanciato un appello per un cambio di mentalità da parte della classe dirigente.

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