SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 16 ottobre prossimo è il primo anniversario delle elezioni “Primarie” che nel 2005 determinarono la candidatura di Romano Prodi come candidato del centrosinistra alle elezioni politiche nazionali. Tonino Armata, presidente del movimento cittadino per il Partito Democratico, intende organizzare per quella data una raccolta di firme in città. L’obiettivo è promuovere una petizione al Parlamento di Roma per il ritorno del sistema elettorale uninominale maggioritario.
Armata propone anche l’istituzione di una “tessera di scopo“, una sorta di tessera “preventiva” propedeutica all’iscrizione al futuro partito nazionale che unirà Democratici di Sinistra e Margherita. Per eleggere una assemblea costituente del nuovo soggetto politico, Armata richiederà il coinvolgimento dei 3941 elettori sambenedettesi che nel 2005 parteciparono alle Primarie. Nelle future elezioni provinciali del 2009, aggiunge, verrà presentata una lista unitaria del Partito Democratico aperta alla società civile, il cui candidato presidente verrà scelto tramite le Primarie.
Secondo Armata la creazione del Partito Democratico rischia però di essere un parto prolungato, perlomeno a livello di partiti politici e di esponenti amministrativi. Il silenzio del sindaco Gaspari e dei dirigenti Ds e Margherita non è incoraggiante, spiega Armata, che perciò ripone maggiori speranze nella società civile e nella sua voglia di partecipazione democratica.

(il testo di Tonino Armata “Presto il Partito Democratico a San Benedetto” è disponibile in formato pdf nei documenti allegati)

La dialettica che affronta oggi il centrosinistra – o almeno una parte di esso – vede il Partito Democratico da un lato come mera alleanza elettorale, dall’altro come l’unico sbocco possibile per iniziare una nuova epoca di accesso alla politica attiva.
Curzio Maltese, in un articolo apparso su “La Repubblica” il 9 ottobre, sceglie la seconda strada, affermando che per la sinistra italiana “il nuovo partito dovrebbe essere un’occasione per cambiare il linguaggio e il modo di far politica, per aggiornarli all’era di Internet e proiettarli verso i prossimi dieci, venti o trent’anni e non soltanto in vista del 2011”.

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