SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come salvare le risorse ittiche del Mare Adriatico dal sovrasfruttamento degli ultimi anni? Questo il quesito a cui hanno cercato di rispondere amministratori pubblici, ricercatori e operatori della pesca intervenuti ieri al primo dei quattro seminari organizzati dal Cerf Pesca (Consorzio Europeo di Ricerca e Formazione sulle tecnologie della pesca), svoltosi al Circolo Mare Bunazza di San Benedetto.
Il programma dei lavori si è aperto con l’intervento di Nazzareno Torquati, Amministratore delegato del Cerf Pesca: «Il quadro delle risorse ittiche nel Medio Adriatico è davvero drammatico. Dopo anni di supersfruttamento ci troviamo di fronte al rischio di una crisi economica senza vie d’uscita. La realtà locale ci descrive una situazione ancora più preoccupante: il numero degli addetti e delle imbarcazioni della nostra flotta peschereccia si è ormai dimezzato. Per questo è indispensabile adottare strategie efficaci per creare nuove condizioni di sviluppo, partendo da una diversa disciplina delle catture, consentendo così alle specie ittiche di crescere senza pregiudicare la loro capacità di riproduzione».
L’assessore comunale alla pesca, Settimio Capriotti, ha garantito il sostegno dell’Amministrazione alla marineria locale: «San Benedetto ha sempre primeggiato nel Mediterraneo grazie alla laboriosità dei suoi pescatori. L’Amministrazione è pronta ora ad affrontare una nuova sfida insieme alla marineria sambenedettese per riconquistare questo ruolo, puntando ad una gestione razionale delle risorse ittiche del nostro mare».
Per l’assessore provinciale Avelio Marini l’Amministrazione provinciale avrà un ruolo strategico nel rilancio delle attività di pesca: »Il compito della Provincia in questa difficile partita sarà fare da cabina di regia tra i diversi protagonisti della pesca per consentirne il rilancio. Un altro obiettivo che ci prefiggiamo è far sì che una quota dei fondi strutturali venga finalmente utilizzata per il settore ittico»

L’ex deputato Pietro Paolo Menzietti ha posto l’accento sulla necessità di soluzioni innovative che consentano di superare l’attuale fase di stagnazione del settore: »La marineria sambenedettese è arretrata rispetto ad altre realtà dell’Adriatico. Si avverte la necessità di un approccio nuovo a questa tematica. Esistono soluzioni e tecnologie innovative per uscire da questa fase di crisi. Si potrebbe, ad esempio, puntare alla costituzione di una multinazionale dell’alimentazione che gestisca, tra le altre, l’attività ittica dei paesi che si affacciano sull’Adriatico».

Il prof. Bombace del Cnr di Ancona, nella sua dettagliata relazione, ha illustrato i dati che nell’ultimo decennio hanno evidenziato il progressivo depauperamento delle risorse ittiche: «Dal ’94 in poi si è registrata una caduta delle risorse ittiche dei mari italiani e dell’intero Mediterraneo. Una tendenza particolarmente avvertita nell’Adriatico. La conditio sine qua non per frenare questo trend è regolare lo sforzo di pesca e finalmente regolamentare le maglie delle reti»

Il prof. Carlo Froglia, primo ricercatore dell’Istituto di Ricerche sulla Pesca Marittima del Cnr di Ancona, ha proposto un’analisi approfondita sulle cause e sulle conseguenze del sovrasfruttamento delle risorse ittiche nell’Adriatico: «Gran parte delle risorse ittiche sono sovrasfruttate o mal sfruttate. Purtroppo oggi la pesca di molte specie adriatiche dipende prevalentemente dalla generazioni più giovani. Basti pensare che se il 50% dei pesci giovani sopravvivesse gli incrementi economici crescerebbero del 20%. Cosa si può fare? Le leggi per tutelare le specie ittiche ci sono, occorre una maggiore responsabilità degli operatori. Forse il cambiamento della domanda dei consumatori, che oggi preferiscono la polpa di pesce piuttosto che i pesci piccoli indurrà i pescatori dell’Adriatico a cambiare la strategia di sfruttamento delle risorse ittiche”».

Il ciclo di seminari promosso dal Cerf pesca proseguirà sabato 21 ottobre, sempre al Circolo Mare Bunazz di San Benedetto, con un confronto tra funzionari Ue, operatori ittici del Nord Europa, ricercatori e membri del Consiglio Internazionale per l’esplorazione del Mare (CIEM) sul tema ‘I TAC e i contingenti: modello attuabile per l’Adriatico’.

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