SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Altro che Metropolitana, Trenitalia taglia e riduce. Invece di incrementare e incoraggiare il trasporto ferroviario, si pensa a ridimensionare i servizi alla stazione di San Benedetto». Con questo articolo lo scorso 3 ottobre ci siamo occupati della dura presa di posizione dei nostri amministratori locali dopo un incontro in Comune, lo scorso 28 settembre, con alcuni dirigenti di Rfi – Rete ferroviaria italiana, la società del Gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa di infrastrutture e reti, in parole povere di stazioni, binari, semafori, telecomandi, passaggi a livello e quant’altro serve per far circolare i treni; possibilmente in orario e magari pure in sicurezza.
Intanto (rettifichiamo) si è trattato di un incontro appunto con Rfi e non invece con Trenitalia, la società dello stesso Gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa di locomotive, carrozze, carri, orari e quant’altro serve per far viaggiare gente e trasportare merci in treno.
Cosa sono venuti a fare quelli di Rfi a San Benedetto? «Mi aspettavo un incontro costruttivo», ci ha detto il sindaco Gaspari che quel giorno ha fatto gli onori di casa. «Ad esempio per stabilire quando aprire l’accesso in Stazione da via Paolini (lato est dei binari, ndr) per snellire il traffico che oggi grava solo sul piazzale intasato da pullman e sul parcheggio (a ovest dei binari, ndr)». «Oppure un incontro che stabilisse – prosegue Gaspari – quando realizzare una fermata all’altezza di Viale dello Sport, primo passo verso quella Metropolitana di superficie che abbiamo in animo di realizzare…» E invece? «E invece niente. Ci hanno parlato solo di tagli e di soppressioni per la stazione, come già si è detto».
A questo punto qual è stata la posizione del Comune? «Io non ci sto», ci ha risposto Gaspari con la famosa battuta di Scalfaro. «E sa cosa ho detto provocatoriamente a Rfi? Quando simili proposte le farete anche, che so, per la stazione di Rimini, allora solo in quel caso potrò dirmi d’accordo…».
E il Gruppo Ferrovie dello Stato cosa risponde?
Da noi interpellata, la società giura che la stazione di San Benedetto del Tronto non verrà affatto declassata. La riduzione di personale – che porterà la nostra stazione ad essere “impresenziata” – rientra nel generale progetto di completa automatizzazione della linea Adriatica, dove tutto il traffico è “telecomandato” dalla centrale operativa di Bari. Quindi non è più necessaria la presenza fisica di dirigenti e personale che materialmente controllino gli scambi, il passaggio e l’arrivo dei treni.
Gli spazi liberati dal personale non saranno abbandonati, bensì valorizzati per altri scopi e attività di pubblico interesse, con l’accordo e la collaborazione degli enti locali competenti. Da qui l’incontro col sindaco di San Benedetto del Tronto.
Per quanto riguarda la biglietteria, il GFS spiega che «è invece l’impresa di trasporto» (cioè Trenitalia) che valuterà se tenerla aperta e se sostituirla con punti vendita presso agenzie di viaggio o con macchinette automatiche.
In sostanza – dicono al GFS – presto le stazioni saranno quasi tutte (ci scusiamo per l’orrendo neologismo) “impresenziate“, finora lo è il 68,16%. Già oggi Rfi suddivide le sue 2413 stazioni nelle seguenti categorie: 13 grandi; 103 medie; circa 300 ubicate nelle aree metropolitane in prossimità dei maggiori nodi ferroviari; circa 100 collocate nel sud della penisola in luoghi a forte vocazione turistica; oltre ad altre 1897 piccole stazioni a bassa e bassissima frequentazione (di queste circa 1450 hanno meno di 200 frequentatori al giorno).
Attualmente, sulla tratta adriatica Rimini – Ancona – Pescara – Bari (quella che turisticamente più ci interessa e che Rfi definisce «rete fondamentale»), risultano ancora “presenziate” le stazioni di: Rimini, Pesaro, Senigallia, Falconara Marittima, Ancona, Loreto, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto, Porto d’Ascoli, Giulianova, Pescara Centrale, Casalbordino-Pollutri, Fossacesia, Tollo – Canosa Sannita, Torno di Sangro, Ortona, San Vito – Lanciano, Vasto Porto, Vasto – San Salvo, Termoli, Apricena, Campomarino, Chieuti – Serracapriola, Foggia, San Severo, Barletta, Giovinazzo, Incoronata, Bari Parco Nord, Bari Lamasinata, Bari Santo Spirito e Bari Centrale.
A questo punto una domanda sorge spontanea: se in base alle categorie indicate da Rfi la stazione di San Benedetto – non essendo né “grande” né “piccola” – presumiamo si trovi fra le 103 “medie”, perché renderla “impresenziata”?
Su questo e su altri importanti interrogativi il Gruppo Ferrovie dello Stato non ci ha ancora risposto. Quando ci risponderà ne daremo immediatamente conto ai nostri lettori.

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