SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 9 febbraio verrà pronunciata la prima sentenza sul caso del tifoso della Samb arrestato e poi rinviato a giudizio dopo gli scontri fra ultras e forze dell’ordine che si verificarono nel prepartita di Samb-Genoa del 24 aprile scorso.

G.C., 32enne di Castorano, venne arrestato il martedì seguente agli scontri. Mentre per gli altri 8 ultras arrestati ci sono prove video e fotografiche che li accusano incontestabilmente, per G.C. ci sarebbero prove e testimonianze che sembrerebbero scagionarlo (Clicca qui per leggere l’articolo). Alcune immagini, pubblicate peraltro dal nostro settimanale Riviera Oggi, mostrano G.C. a terra circondato da alcuni celerini che lo stanno colpendo con un manganello. L’accusa sostiene che G.C. abbia ripetutamente lanciato dei sassi verso le forze dell’ordine dalle scale che portano alla curva Nord.

La difesa del tifoso, affidata all’avvocato Mauro Gionni, sostiene invece che durante gli scontri l’imputato sia rimasto sempre dentro l’antistadio nei pressi dei cancelli. Il 32enne di Castorano, in sostanza, sarebbe stato malmenato perché scambiato con un’altra persona, nella migliore delle ipotesi. Tra l’altro la domenica sera, recatosi nell’ospedale di Offida per medicarsi, avrebbe incontrato di nuovo gli agenti che erano presenti allo stadio in quel pomeriggio di tensione.

Nell’udienza del 5 ottobre, il giudice Filippello ha ascoltato il terzo testimone dell’accusa, un agente del reparto Celere di Bologna. Pare che le sue affermazioni non si siano discostate da quelle dei suoi due colleghi sentiti precedentemente.

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