SALERNO – Filano via veloci le Mercedes della famiglia Tormenti. Rimasta a mangiucchiarsi le mani per l’intera durata dell’incontro, la proprietà rossoblu, che avrà di certo sentito i cori di protesta dei 200 tifosi rossoblu presenti all’Arechi, dopo il 90°, incarica l’addetto stampa di riferire ai cronisti che non parlerà nessuno: né giocatori, né presidente, né direttore sportivo.
Per conto di tutti si presenta il solo Alessandro Calori. Un Calori che, sia chiaro, ha le sue responsabilità, se è vero, come è vero, che continua ad insistere con lo schierare in maniera troppo offensiva un undici ancora ben lontano dal trovare i giusti equilibri. Sul viso dell’ex difensore di Perugia, Udinese e Brescia, un’espressione che è tutta un programma: cinque rughe profonde come i colpi inferti di granata alla sua squadra. Eppure lui giura: «Non ho affatto pensato a dimettermi. Se mi sento in discussione? Chi fa questo mestiere lo è tutti i giorni». Cose già dette. Come del resto non è nuovo il film visto all’Arechi.
«Siamo crollati psicologicamente – è la disamina, molto onesta, che anzi pare suonare come una resa, di Calori – Abbiamo subìto il primo gol per una grossa ingenuità di Diagouraga, che si è fatto soffiare palla. Abbiamo preso anche il 2-0 e da lì non cè stata più storia: non siamo riusciti a reagire. Il gol del 3-1 è stata solo un’illusione, che perlatro è durata poco».
«Sapevamo che sarebbe stato un campionato di sofferenza – continua con un filo di voce – Ora che ci troviamo di fronte alle difficoltà, preventiavabili perlatro, ci troviamo ancora più a disagio. Come rimediare? Lavorando, convincendosi che possiamo riscattarci. Dovrò lavorare soprattutto sulla testa dei ragazzi, non cerco alibi e mi assumo le mie responsabilità».
Chiusura con un argomento scontato, ma “necessario”: il mercato. «Comprare tanto per comprare non serve a niente. In ogni caso ne abbiamo parlato con la proprietà: se ci capita qualcosa di interessante lo prendiamo».
Sull’altra sponda Raffaele Novelli, nonostante il primato in classifica ed il successo rotondo, tenta di mantenere coi piedi ben saldi a terra l’intero ambiente campano. «Siamo primi, ma c’è ancora tanto da lavorare. Per rimanere lassù bisogna migliorarsi ancora tanto. Aspettiamo almeno fino alla decima giornata. Questo deve essere un punto di partenza e non di arrivo. La sconfitta di San Marino deve essere da monito, non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Oggi per esempio non mi sono piaciuti gli ultimi dieci minuti del primo tempo, quando abbiamo “staccato” e gli avversari hanno rischiato di fare gol».
Infine un giudizio sulla Samb dei giovani: «Ha bisogno di tempo. La società marchigiana ha fatto una scelta coraggiosa affidandosi ai giovani. Siamo appena alla quinta giornata, bisogna aspettare prima di emettere sentenze nette e definitive». Sarà d’accordo anche la famiglia Tormenti e Peppino Pavone? Oppure la presenza, in Campania, di Gianni Simonelli, è un segnale in senso diametralmente opposto? Non sorprenderebbe: nel calcio, si sa, l’allenatore è il primo a pagare.

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