SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un silenzio stampa che non ci è piaciuto. Passi che a non parlare con la stampa siano i calciatori, anzi, sono talmente giovani che la cosa migliore da fare è di preservarli dai taccuini e dai microfoni bollenti di questo triste dopo-partita.

Ma chi ha costruito la squadra (Pavone), e chi la gestisce, ha il dovere di rispondere. Anche perché sarebbe il caso di sapere: c’è fiducia verso Calori (Pavone lo aveva scaricato, di fatto, già dopo Lanciano)? O si pensa ad un esonero? Ad un ritiro?

Niente. Tutto rimandato, speriamo, di sole ventiquattr’ore. E’ oramai chiaro che, andando avanti così, la squadra si giocherà l’ultimo posto con Martina e Giulianova, e i play-out, nella migliore delle ipotesi, sarebbero inevitabili. Serve una sferzata. Avevamo scritto, prima della gara, che il 4-3-3 non ci convinceva: non sappiamo se impostando la gara sulla difensiva, o meno spregiudicatamente, sarebbe cambiato qualcosa, ma tant’è, il risultato lo prevedevamo in partenza.

Della partita di oggi, meglio stendere un velo pietoso: a Salerno vale la regola del cinque (5-0 un anno fa, 5-1 oggi). Il guaio è che i rossoblu, in cinque, tostissime gare, hanno agguantato a malapena un solo pareggio (domenica scorsa poteva finire con la goleada del Foggia…), hanno segnato tre reti solo su punizione e rigore, e peggiorano di domenica in domenica.

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