SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mobilità sostenibile, per ora molte parole, ma pochi fatti. Pur con l’apprezzabile l’impegno della Provincia di Ascoli Piceno, che ha dato, quantomeno, l’impulso per l’adozione dei semafori intelligenti, resta problematica la gestione di un problema fatto di errati comportamenti individuali e di scellerate scelte urbanistiche.

Se i dati presentati all’auditorium di San Benedetto nel pomeriggio del 22 settembre dall’assessore ai trasporti della provincia sono interessanti per conoscere i problemi della mobilità sambendettese, chiediamo: come possono essere risolti questi problemi, al di là dei palliativi periodici (includiamo in questo i semafori intelligenti) se l’intera programmazione urbanistica di San Benedetto, in questi anni Duemila esattamente come negli Anni Sessanta (quando però le automobili erano un trentesimo delle attuali), disattende totalmente le più basilari regole per creare, questo sì, una città sostenibile, e quindi anche una mobilità sostenibile.

La pianta va raddrizzata quanto è piccola, dice un proverbio. Inutile dunque, quando gli errori sono stati commessi, rallegrarsi perché si è riparata una piccola parte. Qualche esempio: il proliferare di centri commerciali a discapito della piccola distribuzione porta ad una esigenza di spostamento prima inesistente, oltre che alla creazione di quartieri dormitorio, privi di negozi e persino di un semplice bar. Queste politiche, però, vengono continuamente attuate, e la colpa ricade su amministratori e tecnici non solo incapaci di opporsi alla falsa modernizzazione dei non-luoghi e degli ipermercati, ma totalmente sprovveduti tanto da permettere la realizzazione di tre grosse strutture commerciali nello spazio di appena 500 metri (Conad e Eurospin in via Togliatti, e da poco Tuodì, addirittura sulla congestionatissima SS16, in un luogo in precedenza pensato per un’area verde: se il Comune fosse un’azienda privata, un imprenditore illuminato licenzierebbe menti e braccia che hanno permesso ciò): a fronte di questo scempio di programmazione urbanistica e commerciale, ci chiediamo a cosa può servire una piccola bretella ciclabile, un semaforo intelligente, o anche iniziative più coraggiose.

Se a questo aggiungiamo che recentemente è stato salutato con soddisfazione la possibilità di tornare a costruire a Porto d’Ascoli, in virtù di una presunta riduzione del rischio di esondazione, capiamo come il problema della mobilità, in realtà, non stia a cuore a nessuno. Prima la rendita, poi, in qualche modo, la sfangheremo. Forse chiudendo il traffico prima che i veleni ci stenderanno tutti.

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