SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una entrata di 829.589 euro per finanziare diverse opere pubbliche, fra cui la tensostruttura in zona Agraria e il parcheggio scambiatore in piazza del Pescatore. Questo l’esito della delibera approvata dal consiglio comunale del 12 settembre, tramite cui il Comune vende alla Picenambiente l’immobile di contrada Monte Renzo 25 che ospita l’attuale sede dell’azienda. Una delibera pesantemente contestata dal centrodestra, spronato da una articolata “arringa” di Giorgio De Vecchis. Una serie di argomentazioni del consigliere di An ha messo in dubbio la convenienza dell’operazione e, indirettamente, la correttezza della valutazione fatta dal settore Servizi Finanziari del Comune. «Per finanziare le opere pubbliche – ha chiosato De Vecchis – era meglio contrarre un mutuo, piuttosto che perdere un bene immobile il cui valore, fra l’altro, è stato anche sottostimato». L’ex presidente del consiglio comunale, di fronte alla votazione favorevole della maggioranza, ha invocato il diritto a far inserire la sua dichiarazione in calce al testo della delibera.

Fino a oggi la Picenambiente, azienda partecipata dal Comune per il 19,36% del proprio capitale sociale, pagava al Comune circa 50.000 euro di affitto annuo per l’edificio che ospita i propri uffici organizzativi e la rimessa dei mezzi pesanti. Nelle parole dell’amministratore delegato Leonardo Collina, «l’azienda valuta come molto importante avere la sede direzionale a San Benedetto. La posizione è ottimale anche per il parcheggio dei nostri mezzi pesanti, considerando la vicinanza con lo svincolo della bretella sulla SS16». C’è anche una considerazione implicita che va tratta, cioè che l’azienda ha giustamente considerato che ammortizzerà in pochi anni la spesa sostenuta risparmiando le rate dell’affitto.

L’immobile sorge su un’area espropriata più di venti anni fa e vincolata alla destinazione per uso pubblico. Secondo un parere legale richiesto dal Comune, la vendita sarebbe perfettamente ineccepibile e non comporterebbe nessuna possibile rivalsa da parte del privato. Secondo De Vecchis, però, si potrebbe creare una situazione contraddittoria una volta entrato in vigore il decreto legislativo 152 del 2006 (Testo Unico sull’ambiente) con il conseguente passaggio della gestione dei rifiuti dai Comuni all’Autorità d’ambito ottimale (Ato). Altri esponenti dell’opposizione hanno chiesto ulteriori approfondimenti sulla perizia dell’immobile e sul parere di legittimità. «Siamo favorevoli alle privatizzazioni utili, ma contrari nel merito a questa operazione» è stato il leit motiv dei consiglieri Forlì, Lorenzetti e Assenti.

Da parte del centrosinistra, come detto, c’è stata totale compattezza nel votare la delibera, già passata attraverso la commissione consiliare sul bilancio. Il sindaco Gaspari ha giustificato la vendita dell’immobile adducendo motivi di pragmatismo: «Vogliamo dare risposte a una città bloccata e trovare fondi per interventi da tempo invocati. Quest’anno, per esempio, abbiamo perso i finanziamenti europei Obiettivo 2 in seguito al commissariamento». E ha aggiunto: «Voteremo favorevolmente a questa cessione perché non crediamo che il settore Servizi Finanziari abbia preso un abbaglio». Oltre al parere di legittimità ricevuto, che peraltro è stato richiesto dalla passata amministrazione, la maggioranza ha aggiunto altre due motivazioni. La prima riguarda le spese di manutenzione straordinaria che il Comune avrebbe dovuto sostenere se non avesse venduto l’immobile di contrada Monte Renzo. Si tratta di 150.000 euro che rappresentano la somma sottratta dalla stima fatta per la vendita dell’immobile. L’altra ragione è il vincolo del Patto di Stabilità, che non permette di contrarre mutui per il 2006.

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