SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Finisce l’estate, arriva settembre e, puntuale, un po’ tutti si interessano a quel che avviene al Lido di Venezia, dove va in scena l’abituale Biennale del Cinema. Chi perché vuole conoscere che genere di film vedrà da qui a Natale, chi semplicemente perché attratto dal glamour delle star (vestite o poco vestite) che sorridono fra flash allampanti, Venezia rappresenta, da sempre, un momento di rottura tra la superficialità estiva e l’arrivo dell’autunno (come, senza scale di valore, l’inizio del campionato di calcio, le discussioni politiche sulla Finanziaria, Miss Italia, il ritorno dello spleen televisivo).

Cosa c’azzecca Venezia con la nostra Riviera? Niente e tanto. Interessiamoci al tanto: quanti dei film della rassegna della Serenissima riusciremo a vedere nei nostri cinema? Al di là dei kolossal, tra i quali si segnala Black Dahlia del supremo Brian De Palma, l’esperienza degli anni passati ci insegna che i cinema locali sono, mercato docet, costretti a privilegiare la cassa alla qualità. Con le dovute eccezioni: il Cineforum, da anni ogni martedì al Cinema Calabresi, richiama centinaia di appassionati; ci sono rassegne che coinvolgono altri cinema nei quali è possibile vedere i film con minore mercato.

Ma poi ci si domanda: è possibile, in tempo di internet e dvd, ridursi ad avere una sola proiezione settimanale, magari il martedì o il giovedì sera soltanto, dei film di Amelio, Coulter, Estevez, Resnais, Frears, Huillet, Verhoeven e compagnia? Mentre, magari, verranno tenute per settimane gli ennesimi carrozzoni hollywodiani che non piacciono neanche a chi paga per vederli (marketing power), o le vanzinate di turno?

Provincia, maledettissima provincia!

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