SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non c’è pace per la sanità sambenedettese. Mentre restano irrisolti i nodi ‘storici’ legati all”invisibilità’ delle strutture ospedaliere agli occhi del governo regionale, ora giunge come un fulmine a ciel sereno il ‘taglio’ provvisorio di 14 posti-letto nel reparto di Cardiologia.

A lanciare l’allarme è il presidente del Tribunale per i diritti del malato, Cornelio Pierazzoli: «Ci eravamo appena rallegrati nel leggere del rafforzamento delle attrezzature del reparto di Cardiologia del nostro ospedale, grazie alla munificenza della Fondazione Carisap, quando abbiamo avuto un’altra notizia che riguarda proprio lo stesso reparto, e questa non bella. Sembra infatti che, da alcuni giorni, siano state chiuse due stanze portando così i 14 posti letto di corsia (oltre ai sei dell’unità coronaria) agli attuali 7/8 e questo a motivo della carenza di quattro unità infermieristiche, assenti per malattia e ferie estive».
«L’ospedale di San Benedetto – aggiunge Pierazzoli – nel corso delle richieste verso le autorità Sanitarie Regionali, ha sempre posto l’accento sul potenziamento dell’emergenza, per ovvie motivazioni relative ed alla posizione geografica ed al fenomeno turistico ed ora che si fa, si depotenzia, anche se provvisoriamente, proprio un settore cruciale dell’emergenza? Questo in piena stagione estiva, in un momento di massima presenza di turisti su tutto il comprensorio della Zona Territoriale 12; e proprio nell’approssimarsi del mese di settembre quando tradizionalmente gli alberghi si riempiono di anziani tra i quali, naturalmente, le patologie cardiache sono più frequenti».
Pierazzoli chiede alla dirigenza sanitaria se e quali saranno le eventuali soluzioni per reperire i posti letti tagliati: «Ci viene spontaneo chiedere se chi ha deciso tale manovra, supponiamo la Direzione Sanitaria, abbia espletato tutti i tentativi per trovare una soluzione alternativa al problema, prelevando magari le quattro unità infermieristiche da reparti che fanno un lavoro programmato o di minor volume durante il periodo estivo. Come si pensa di provvedere nel caso che dall’accettazione arriverà un numero superiore alle possibilità di ricovero così ridotte? Provvedendo a smistare gli ammalati verso ospedali vicini, con la conseguenza di disagi per i cittadini oltre che aggravi di costi per mobilità passiva o con ricoveri in reparti a vocazione medica non specializzata, tipo medicina o geriatria».

«Desidereremmo – conclude Pierazzoli – che la dirigenza ci togliesse questi dubbi, oltretutto accentuati nel constatare che il nostro nosocomio sembra essere vieppiù penalizzato dalle politiche regionali; forse perché i sambenedettesi non urlano a perdifiato, come fanno altri corregionali, quando si tratta di difendere la propria sanità?»

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