SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Con deliberazione approvata nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Consiglio provinciale ha approvato l’adesione dell’Ente al Coordinamento regionale per la pace promosso dal Consiglio Regionale delle Marche. Aderiscono al Coordinamento enti pubblici e associazioni marchigiane che, a livello nazionale, partecipano alla “Tavola della pace”, l’organizzazione composta da centinaia di associazioni, organismi laici e religiosi ed Enti Locali di tutte le regioni italiane fondata nel 1996 ad Assisi dai promotori della Marcia per la pace Perugia/Assisi.

Gli obiettivi del Coordinamento marchigiano sono gli stessi della Tavola nazionale: promuovere con tutti i mezzi possibili una “cultura della pace”, definizione nella quale sono compresi valori come la nonviolenza, la convivenza pacifica tra popoli e individui, la difesa e il rispetto dei diritti umani, il rifiuto della guerra come mezzo per la soluzione dei conflitti, la cooperazione, la solidarietà, la multiculturalità, l’integrazione interetnica e interreligiosa, l’economia solidale, la democrazia partecipativa, la legalità.

“Tutti valori che sono da sempre al centro dell’azione dell’Amministrazione provinciale – spiega l’assessore ai servizi sociali Licia Canigola che ha proposto l’atto al Consiglio – basti ricordare l’ultima iniziativa realizzata, il Centro territoriale di coordinamento delle attività di cooperazione decentrata “Casa Monti” di Servigliano, nato con l’obiettivo di diffondere, raccordare e sostenere la cooperazione decentrata, quale politica di sviluppo sostenibile e strumento di educazione alla pace. Per questo la Provincia di Ascoli conta di svolgere un ruolo trainante e promotore nell’attività del Coordinamento di cui fanno già parte la Regione, le altre Province, diversi Comuni e una quarantina di associazioni che operano nelle Marche in questo settore”.

“Ritengo in particolare che il Coordinamento – prosegue Canigola – debba lavorare su azioni che incidano sulla fascia più giovane della popolazione, individui strumenti (penso a campagne informative, incontri, momenti di riflessione) con cui parlare ai ragazzi in modo non retorico né astratto. Valori come la pace, la tolleranza, principi come la libertà collettiva (che è cosa ben diversa dalla libertà individuale così come ce la propongono i modelli dominanti di quest’epoca) devono entrare nelle menti e nel cuore dei ragazzi. E per questo bisogna che ci siano adulti, a loro volta animati da grandi utopie, in grado di prendere spunto dai sogni e dalle speranze dei ragazzi, di interpretare questa loro meravigliosa forza interiore e capaci di accompagnarli in un nuovo e diverso percorso di crescita”. 

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