SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Crisi della pesca, Nazzareno Torquati lancia l’allarme. Riportiamo integralmente un intervento dell’ex assessore comunale Nazzareno Torquati sulla crisi del settore ittico locale. L’imprenditore, sulla base dei dati sulla flottiglia sambenedettese diffusi dalla Capitaneria di Porto, traccia un’analisi dettagliata delle cause dell’attuale stato di ‘decadenza’ del comparto, evidenziando, inoltre, le possibili conseguenze di un ulteriore flessione: Gli ultimi dati, relativi alla sola flottiglia sambenedettese, forniti dalla locale Capitaneria di Porto tracciano un quadro della situazione della Pesca di assoluta decadenza del settore che deve forzatamente mettere in allarme le Amministrazioni locali per avviare urgentemente una nuova politica di intervento prima che la crisi assuma proporzioni catastrofiche che renderebbe impossibile una inversione di tendenza.Difatti se i dati della pesca locale vengono inseriti in un contesto più generale di economia ittica comprensivo di indotto i posti di lavoro persi negli ultimi dieci anni sono 1.297. Se gli stessi dati vengono confrontati a quelli degli anni ’70 i posti di lavoro persi sono oltre 3.200. Questo senza considerare le realtà di Cupra e Porto San Giorgio dove i posti di lavoro persi dal settore sono stimabili intorno alle 200/300 unità.

Una perdita di reddito e di professionalità gravissima pari ad oltre il 10% della forza lavoro esistente che non è stata sostituita, considerando un turn-over inesistente.

Nel dettaglio:

  • Nella Pesca adriatica negli ultimi dieci anni sono state demoliti 106 pescherecci con una fuoriuscita di 317 pescatori, nella maggior parte pensionati. Ne restano attivi solo 237 ma che si dimezzeranno nel giro di pochi anni per le richieste di demolizioni presentate.
  • Nella Pesca oceanica non abbiamo più pescherecci iscritti al nostro compartimento e restano attivi solo 25 marittimi specializzati in gran parte in età pensionabile.
  • Nel settore della Marina Mercantile ( Lungo corso, piccolo cabotaggio, lavori edil-marittimi, introspezioni marine e navi da crociera) siamo passati da 415 addetti agli attuali 117, ed anche in questo caso gran parte di loro sono in età pensionabile.
  • Nel settore cantieristico, officine navali, retifici, ecc. siamo passati da 538 addetti agli attuali 258, con una perdita di 272 addetti altamente specializzati.
  • Nelle attività commerciali ed industriali ittiche sia fresco che congelato si riscontra la diminuzione più alta, da 955 addetti agli attuali 484, con una perdita di 471 addetti.

Per la nostra economia ciò significa una perdita annuale di reddito di oltre 70 milioni di euro e una diminuzione di fatturato per oltre 600 milioni di euro. In termini complessivi riferiti alla nostra città rappresenta il 30% dell’ imponibile Irpef ufficialmente dichiarato (circa 220 milioni di euro ) e circa il 14% di quello effettivamente prodotto (circa 500 milioni di euro). Una perdita fortissima per la città che è stata parzialmente compensata sviluppando le attività del commercio, delle costruzioni e del turismo che con le loro peculiarità fiscali ed erariali hanno creato sacche di ricchezza che si sono riversate nel tessuto economico cittadino. Ma sicuramente il nostro attuale sistema reddituale non può essere preso a sistema ed anzi rappresenta un pericolo mortale per il nostro futuro, considerando le nuove norme sempre più stringenti in materia di equità fiscale, se non vengono immediatamente attivate strategie di sviluppo economico chiare e conformi alle leggi vigenti. In un territorio così coatto come è quello sambenedettese la politica deve darsi strumenti diversi e cambiare modo di pensare ed agire scrollandosi di dosso le scorie del passato, di un modus operandi ancora impostato agli anni sessanta, tutto spontaneismo e genericità. La nostra città, la nostra area è in fortissimo declino industriale e produttivo, i veri capisaldi della produzione di ricchezza. Bisogna accelerare i tempi perché si arrivi all’ Unione dei comuni costieri perché poi insieme si progetti un futuro di sviluppo sostenibile nel tracciato di Agenda XXI. Nel frattempo vanno dirottate risorse finanziarie verso un settore tradizionale quale quello della Pesca e del suo indotto che può tornare ad essere l’ attività primaria della nostra comunità.

Nazzareno Torquati

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