SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Probabilmente mai un ascolano è riuscito ad ammaliare, coinvolgere e muovere tanti spettatori, tra cui moltissimi sambenedettesi, ad uno spettacolo. Ancora di più la sorpresa se si pensa che quella di Giovanni Allevi non è proprio una musica ‘commerciale’, ma classica, se pur contemporanea. Perchè sempre di pianoforte stiano parlando, ed è una piacevolissima sorpresa che un pianista riesca a ‘contaminare’ così tanto pubblico.

Giovanni Allevi non smette di stupire. La sua capacità di diventare sul palco un vero e proprio regista dei nostri pensieri è sconcertante. I suoi pezzi, se pur privi di parole, riescono a coinvolgere semplicemente attraverso le sole note. Quindi, anche senza spiegazioni, anche senza conoscere il titolo, si riesce, semplicemente ascoltandolo, ad immaginarsi delle storie, delle ambientazioni, i cambi di umore, gli scherzi e le malinconie. Grazie anche le piacevolissime presentazioni che l’artista fa di ogni suo brano. Go whit the flow, (L’emozione va lasciata fluire: lascia che la tua esistenza si manifesti senza ostacoli, perché nulla ci appartiene e tutto ci è donato), Ciprea (il disegno regolare e la superficie splendente di questa conchiglia richiamano la ritmica africana che ha ispirato questa lunga melodia), Prendimi (Rincorrersi. All’improvviso trovarsi. E poi fuggire via di nuovo), Ti scrivo, Qui danza, Ossessione, (Mille porte si aprono, la mente cerca mille soluzioni, ma non c’è via d’uscita dall’ossessione di un volto, di un ricordo), Notte ad Harlem, Come sei veramente (chi è innamorato ha il dono di vedere l’altro in profondità, di scoprirne l’intima bellezza anche quando questa è offuscata dalla quotidianità) alcune delle canzoni che hanno regalato una magica serata a circa un migliaio di persone intervenute, che si sono lasciate cullare prima dalle melodie del Quintetto Cherubino e poi da quelle del pianista ascolano.

Un inizio un po’ burrascoso ha segnato l’inizio dell’evento: l’organizzazione, come accade per ogni manifestazione, aveva riservato i posti a sedere per le autorità, gli sponsor, ma le persone accorse per assistere al concerto non ci sono state e si sono accaparrate i posti, e come ha affermato il direttore artistico della Biennale Adriatica di Arti Nuove, Luigi Maria Perotti, “hanno sfondato le transenne come ad un concerto rock” pur di cercare di essere presenti e conquistare il posto migliore.

Passata la bagarre iniziale, il concerto è iniziato nel migliore dei modi con il Quintetto Cherubino – composto da Mauro Baiocco al flauto, Lorenzo Luciani all’oboe, Alberto Albanesi al clarinetto, Fausto Leli al corno ed Enrico Tancredi al fagotto – che ha eseguito brani composti da Allevi, facenti parte della raccolta Angelo Ribelle. Gli stessi brani che avevamo sentito – e tanto criticato –  alla Biennale Saggi e Paesaggi, scritti nell’aprile del 2006 a Budapest, in omaggio al pittore Osvaldo Licini. Debora Mancini ha invece interpretato rileggendo alcune lettere di Osvaldo Licini.

È stata poi la volta di Giovanni Allevi che con la sua dolce timidezza ha ringraziato il pubblico: «Un grazie all’organizzazione, al Quintetto Cherubino che ha suonato i miei pezzi con grande passione. E un abbraccio a voi che mi avete donato così tanto calore.».

Allevi è pianista e compositore eclettico, nelle sue composizioni rielabora la tradizione classica europea, aprendola alle nuove tendenze pop e contemporanee. È anche un perfezionista quasi maniacale, gli piacciono i gatti, legge Dylan Dog, si sveglia alle cinque di mattina, di soprassalto, per segnare le note che gli vengono in mente, parla col suo pianoforte – soprattutto prima dei concerti, gli sussurra di fare il bravo –  col quale ha una relazione di vera passione, che solo chi suona può comprendere.

Dietro le quinte Allevi rispecchia perfettamente la persona che è sul palco: disponibile agli autografi, alle foto, sempre con il sorriso sul viso. Ha chiacchierato con i suoi ammiratori, che si sono dimostrati veramente variegati: dal signore che proprio ieri compiva 68 anni, alla ragazzina che suona da cinque anni il conservatorio – ed ha iniziato a sei.

Una grande performance per il filosofo del pianoforte, durata forse tropppo poco. Ne avremmo voluto ancora.

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