SPINETOLI – Lo scorso 8 agosto la necropoli romana rinvenuta a San Pio X è stata oggetto di un sopralluogo effettuato da amministratori comunali e provinciali, da tecnici e funzionari della Sovrintendenza archeologica regionale e da alcuni archeologi, per fare il punto sulla situazione.
Il vicepresidente della Provincia Emidio Mandozzi, la dott.ssa Nora Lucentini della Sovrintendenza Archeologica delle Marche, l’antropologo Franco Rollo dell’Università di Camerino, Mara Miritello, titolare di una ditta specializzata in scavi archeologici, il sindaco di Spinetoli Angelo Canala e l’assessore alla cultura del Comune Carlo Damiani, hanno valutato i possibili sviluppi futuri del ritrovamento.
L’assessore al Lavoro Mandozzi ha voluto sottolineare quanto impegno sia stato profuso e quanto ne necessiti una scoperta così importante: «Subito dopo il ritrovamento la Provincia si è attivata, attraverso il lavoro sinergico del mio assessorato e di quello dei colleghi addetti alla cultura Gobbi e al turismo Marini – ha dichiarato – per dare un significato storico a questo eccezionale ritrovamento, avvalendosi anche della grande disponibilità della dott.ssa Lucentini e della determinante collaborazione del Comune di Spinetoli e dell’Università di Camerino che hanno messo in campo risorse umane e organizzative. La necropoli conferisce grande prestigio a tutto il nostro territorio – ha proseguito l’assessore – e rappresenta un formidabile strumento di promozione turistica e di valorizzazione culturale del Piceno». Il Sindaco Canala ha auspicato che questo tesoro possa restare a Spinetoli attraverso l’apertura di un museo archeologico.

Come spiegato dalla dott.ssa Lucentini, non ci si trova di fronte a resti monumentali ma a tombe di gente comune.
«Il fatto che siano presenti ben 60 tombe – ha aggiunto la rappresentante della sovrintendenza – lascia pensare che il sito si trova in prossimità di un antico vicus (insediamento abitativo), il che è particolarmente interessante, visto che finora non eravamo a conoscenza di vici lungo la Salaria». La dott.ssa Lucentini ha quindi spiegato che le tombe risalgono con tutta probabilità al II sec. D.C., periodo in cui cominciarono a diffondersi le tombe ad inumazione, come quelle ritrovate a Spinetoli.
La tesi è inoltre avvalorata dalle lucerne, i bicchierini e le monete ritrovate a fianco di alcuni scheletri. I calzari in buono stato di conservazione trovati in una tomba, forse delle calighe (calzature militari), lasciano inoltre presupporre che l’area fosse una zona di assegnazioni di terreni agricoli. La presenza della Necropoli rappresenta infine un nuovo punto di partenza per riaprire le ricerche sull’antico tracciato della Salaria.
Dettagli sulle inumazioni sono venuti dall’antropologo prof. Rollo: «In base alle osservazioni effettuate si è potuto dedurre che i defunti sono stati seppelliti dentro casse lignee, a volte anche avvolti in un sudario».
La dott.ssa Militello, titolare della ditta di scavi archeologici A.B.C., ha infine illustrato i tipi di tombe che sono state rinvenute: «Sono semplici fosse terragne caratterizzate da copertura con tegoloni orizzontali e alla cappuccina. Tutti i corpi sono disposti con il cranio ad est ed i piedi ad ovest ma, per ricostruire la storia dei singoli individui e della necropoli, sarà necessario il trasferimento di alcuni scheletri con i pani di terra. In questa occasione voglio davvero ringraziare i ragazzi del corso di formazione della Provincia – ha concluso la dott.ssa Militello – perché, grazie al loro supporto, siamo riusciti a lavorare molto più velocemente in questa prima fase di scavi così delicata per la tutela futura del sito».

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