Federico, “Sogni tra i capelli” (Record Company, produttore Andrea Zuppini) è il tuo primo singolo ma pare che tu possa, a soli 29 anni, vantare una lunga gavetta musicale.
«Si, pur non essendo figlio d’arte, il mio amore per la musica comincia da bambino con il pianoforte.
All’adolescenza appartengono le prime esperienze con gruppi musicali, io crescevo e con me la consapevolezza di voler provare a tutti i costi a fare musica, di qui la scelta di partire. Milano è stata la mia palestra, m’ha regalato la possibilità di una lunga gavetta live; ho iniziato, come molti, suonando cover. Il sale di tutto il mio percorso è stato l’incontro a Milano con ottimi musicisti marchigiani. Ci tengo a sottolineare l’origine in quanto mi ritengo un “provinciale cronico” legato alla mia regione a cui però devo rimproverare la poca attenzione alla musica: non sono l’unico ad aver lasciato le Marche per poter suonare».
In “Sogni tra i capelli”, scritta in collaborazione con Pippo Caballà (autore di Eros Ramazzotti), vesti il ruolo di osservatore della nostra generazione. Ci racconti come una gioventù spesso additata e in difficoltà ma…
«…Ma non potevo concludere il mio messaggio senza comunicare ottimismo. La mia canzone trova nella chiusa una botta di speranza con l’immagine della “porta aperta”; volevo comunicare l’importanza del non accontentarsi, del provarci sempre e comunque e del pretendere che non siano gli altri a scegliere per noi. Penso che su di noi pesi il confronto con la generazione attiva dei nostri padri ma ci si dimentica che spesso siamo costretti a rinunciare ai nostri progetti per mancanza d’opportunità».
Oltre che cantautore sei anche ideatore del video. Perché la metropolitana?
«Volevo per la mia canzone un video che spiegasse con le immagini il mio messaggio. Ho scelto la metropolitana perché è il luogo di passaggio per eccellenza e per questo un contenitore di storie di vita diverse. Nel video i passanti lasciano in un sacco gli oggetti che rappresentano le loro rinunce o i loro ideali, la bandiera della pace ad esempio. Nel finale io chiudo il sacco e lo porto via con me, un cantautore ha bisogno di storie per comporre».
La regia del tuo video è di Lorenzo Vignolo, nome noto sia al cinema (Tutti all’attacco, 2005) sia alla musica per aver girato video di grandi artisti. Tu che ti definisci un timido, come hai vissuto l’ansia di lavorare con un professionista affermato?
«Quando abbiamo iniziato a girare Vignolo aveva concluso il giorno prima il video “Le donne lo sanno” di Ligabue. Certo, ero emozionato e intimidito se si pensa al fatto che girare in una metropolitana vuol dire lavorare davanti agli occhi di tutti ma queste sono esperienze che diventano scuola».
Nel testo del tuo singolo dici che non bisogna rinunciare ai sogni. Il tuo era la musica e continua ad esserlo ma si sa che il successo delle volte è labile. Che aspettative riponi nel futuro?
«Penso che nel mio futuro, comunque vada, ci sarà la musica. L’aver studiato musicoterapica mi permette oggi di “usare” la musica in un modo insolito e quasi miracoloso, spesso un suono o uno strumento musicale sono gli unici mezzi per comunicare e interagire con persone autistiche.
Inoltre penso che il lavorare nel sociale mi mantenga sempre con i piedi per terra e che il contatto con persone poco fortunate mi dia modo di bilanciare l’esaltazione che potrebbe arrivare dal sospirato successo. Insomma, mi sento destinato alla musica ma adesso voglio soprattutto suonare».
Per altre informazioni è possibile consultare il sito www.federicodannunzio.net.

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