SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fermo pesca, un’autentica disdetta per gli operatori ittici sambenedettesi. Questo il parere del consigliere regionale di An, Guido Castelli, nel primo giorno di stop per lo pesca sulla costa adriatica. «Da domani- afferma Castelli – i ristoranti della Riviera delle Palme non potranno più servire pesce nostrano. Un grave danno per i nostri operatori che devono anche tollerare le beffarde dichiarazioni del Ministro delle Politiche Agricole, che a seguito dell’incontro con il Commissario europeo per la Pesca, Joe Borg, ha annunciato in pompa magna la fine dei problemi derivanti dal fermo biologico».

«Il rappresentante del governo – aggiunge il consigliere – evidentemente ritiene positivo un modello di fermo che, in realtà, determina una vera e propria disparità di trattamento a discapito degli operatori del settore ittico sambenedettese e, più in generale, di tutti quelli che gettano le proprie reti nel mare Adriatico».

Per Castelli «siamo di fronte a una decisione che limita pesantemente, proprio in concomitanza della stagione estiva, l’attività economica dell’intero comparto sambenedettese e marchigiano».

L’esponente di An annuncia un’interrogazione all’esecutivo regionale: «Vorrei conoscere quali siano state le iniziative adottate per formulare al Governo nazionale, di concerto con le altre regioni adriatiche, una proposta unitaria per il fermo pesca e quali siano le ragioni che giustificano una disparità di trattamento tra le regioni che si affacciano sull’Adriatico e quelle che si affacciano sullo Jonio e Tirreno. Non era forse il caso di formulare al Ministro delle Politiche Agricole una più valida proposta che potesse essere sintesi delle istanze che da tempo le marinerie marchigiane rivolgono al Governo regionale senza ottenere risposte?»

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